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[i] Fabio Baronti: dall'Oriuolo alla Compagnia delle Seggiole, più una Mandragola di fine agosto al Bargello

  • Scritto da Enrico Zoi

Fabio BarontiFabio Baronti, attore, classe 1960. A teatro si è formato e ha vissuto la stagione di una delle più gloriose sale di Firenze, quel Teatro dell'Oriuolo chiuso nel 1992 e mai più riaperto. Al cinema, lo abbiamo visto in produzioni indipendenti di grande qualità, fra cui alcuni film di Giuseppe Ferlito, come L'affarista e Ultimo carico, entrambi del 2010.

Come sei arrivato a fare l'attore?
Per timidezza. In parrocchia, pur di stare insieme agli amici, facevo il suggeritore in una piccola compagnia. Poi un ragazzo si assentò e io, forte di quella esperienza, ero il solo che potesse sostituirlo: così è nata questa avventura.

Un percorso che ti ha portato allo storico Teatro dell'Oriuolo.
Sì, durante il periodo di leva, che per fortuna ho trascorso a Firenze, frequentavo il corso di recitazione al Teatro dell'Oriuolo. Da lì sono entrato nella compagnia finché la sala non ha brutalmente chiuso nel novembre del 1992: poco prima dello spettacolo, noi attori già truccati e il pubblico in sala, arrivò il messo e ci fece andare via. Ero stato in compagnia dieci anni. Ricordo l'Oriuolo come l'unico teatro di produzione in Toscana. E al di là dei limiti di una compagnia che stava insieme da un quarto di secolo, era un teatro con la T maiuscola: c'era un direttore, un direttore artistico, una falegnameria, una sartoria, tutto, era un teatro di produzione piccolo ma completo. C'era un ordine del giorno, cosa che ho visto solo nelle compagnie di giro della Pergola: prima di andare via, vedevi come eri collocato nei giorni successivi. Era un teatro professionale, dove ho imparato anche come ci si comporta. Pensa che c'era chi veniva da noi giovani a controllare come lasciavamo i costumi e il camerino: il giorno dopo ci si doveva lavorare e doveva essere tutto in ordine! Allora la cosa mi dava fastidio, ma ora so che mi ha insegnato il rispetto per gli strumenti di lavoro e la ricordo con piacere.

Dopo l'Oriuolo?
Nel 1999 ho costituito la Compagnia delle Seggiole, di cui sono il capocomico. L'unica cosa che non faccio è la regia: chi recita non deve dirigere, ma essere diretto. La Compagnia delle Seggiole nacque da un'esperienza legata alla commedia Jacques e il suo padrone, di Milan Kundera, più perché era necessario avere una visibilità giuridica, che per aspetti artistici.

Perché delle Seggiole?
Delle Seggiole perché abbiamo operato fin dall'inizio una scelta radicale: se il cinema è immagine, il teatro è parola, così, partendo dal presupposto che la peggiore trasmissione televisiva è perfetta dal punto di vista dell'immagine, abbiamo eliminato le scenografie posticce. Volevamo solo qualche sedia, seggiola alla toscana, ma anche senza: diciamo qualche seduta se è necessario. Ricordo Le preziose ridicole, di Molière, fatta con solo uno sgabello all'Istituto Francese nel 2001!

In quali luoghi siete stati?
Siamo stati fortunati, avendo sempre trovato luoghi fiorentini dove le scenografie posticce non avrebbero avuto ragione di esistere: il Cortile del Bargello, la Grotta del Buontalenti, Palazzo Medici Riccardi, l'Istituto degli Innocenti, la Certosa del Galluzzo, la Biblioteca Nazionale, la Misericordia di Firenze, Palazzo Davanzati, Casa Martelli, il Corridoio Vasariano e, per finire, i sotterranei della Pergola, dove nel 2013, dopo otto anni consecutivi di presenza, abbiamo raggiunto le duecento repliche. Poi sono arrivati i viaggi teatrali.

Cosa sono?
Con questa formula abbiamo girato la maggior parte di questi luoghi, anche se la prima è stata la Pergola. I viaggi teatrali? Scriviamo i testi per i luoghi che ci ospitano e, con il mezzo della parola teatrale, ne raccontiamo aneddoti, storie e particolarità: alla Pergola si possono incontrare le ombre gentili di chi ha l'ha resa grande, come l'impresario Alessandro Lanari, che portò Giuseppe Verdi alla Pergola nel 1847 con il debutto del Macbeth, o Antonio Meucci, che faceva il macchinista sempre alla Pergola e aveva realizzato con tubi di rame uno strumento di diffusione della voce fra luoghi diversi del teatro che non può essere considerato il prototipo del telefono solo perché non aveva l'applicazione elettrica, e si possono visitare luoghi non aperti al pubblico, come il camerino dei Eleonora Duse.

A fine agosto porterete La Mandragola al Bargello.
Probabilmente chiuderà un ciclo. Questa Mandragola è partita proprio da lì nel 2003: fu il primo evento di quella che poi sarebbe diventata l'Estate al Bargello, quel Bargello che oggi è il palcoscenico estivo dei fiorentini. Iniziammo con ben ventidue repliche della commedia di Niccolò Machiavelli nel torrido luglio del 2003, un allestimento storico, quindi, che riproponiamo anche con gli stessi interpreti, a parte chi è stato portato via dalla vita: come Rinaldo Mirannalti, Messer Nicia, e Mario Martelli, Frate Timoteo, due testimonianze della Mandragola forse più bella in assoluto, l'edizione dell'Oriuolo. Quando io andavo lì a imparare, loro ne erano due pietre miliari. Questa Mandragola ci ha portato fortuna: nel 2009 l'abbiamo portata per dodici giorni in Giappone. Tre città e quattro rappresentazioni, un'esperienza indimenticabile: in Giappone non andò la Compagnia delle Seggiole, ma lo stesso Machiavelli, e ne siamo stati tutti arricchiti spiritualmente. Cedo alla vanità dell'attore. A Kyoto abbiamo recitato nel tempio buddista più antico della città, a Osaka nella sala degli ospiti del castello dove hanno fatto il G8 e a Gifu nel modernissimo e avanzatissimo teatro del City Hall: sembrava di essere in un'astronave. Rappresentare un testo di cinque secoli fa in un luogo totalmente computerizzato fu impressionante!

29 e 30 agosto 2013, ore 21.15
Cortile del Museo Nazionale del Bargello
via del Proconsolo 4
FIRENZE

Niccolò Machiavelli: La Mandragola

Compagnia delle Seggiole

Informazioni: tel.055.210804

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