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[i] Stefano Cantini: “Il Grey Cat Festival compie 33 anni: grazie al jazz, musica felicemente impura”

  • Scritto da Enrico Zoi

Stefano 'Cocco' Cantini, sassofonista nato di fronte al mare toscano di Follonica, è un numero uno in Italia per il suo strumento. Cantini, che ha sei dischi da solista all'attivo e tante collaborazioni, fra cui Michel Petrucciani, Chet Baker, Dave Holland, Enrico Rava, Billy Cobham, Ares Tavolazzi e Paolo Fresu, è il direttore artistico del Grey Cat Festival, una delle maggiori rassegne jazz del nostro Paese. Il 3 agosto prenderà il via il 33° Grey Cat Festival: gli eventi più importanti?
Tenendo presente che è un anno difficile per tutti i comuni, siamo comunque riusciti a organizzare un festival di alto livello, cercando di proporre concerti con artisti internazionali e importanti, accanto a spazi per ottimi musicisti italiani, anche giovani, che hanno meno possibilità. Le cose a cui tengo molto sono il mio nuovo progetto Cinecittà, in cui sono insieme a Irene Grandi, Ares Tavolazzi, Rita Marcotulli e Alfredo Golino, in programma a Follonica il 9 agosto. Abbiamo già altre richieste di concerti successivi per questo supergruppo, in cui Irene interpreterà le canzoni delle grandi colonne sonore, non solo italiane, da Pulp Fiction a Un Americano a Parigi. Poi il Joshua Redman quartet, il 15 agosto, sempre a Follonica: Redman è un sassofonista che adoro, perché rispecchia la voglia di divertirsi e sperimentare della gioventù senza ammazzarsi il cervello con strane contorsioni filosofiche. E tanti altri eventi.

Dalla tua Follonica, con il tuo jazz, hai invaso la Maremma: qual è il tuo rapporto con il territorio anche natìo e dove trova oggi le forze un festival jazz? Qual è la situazione oggi del jazz in Italia?
Il primo problema sono i giovani. Se non si cambia sistema, se non si detassano i locali che fanno cultura, ai giovani mancheranno le occasioni che invece noi abbiamo avuto: non potranno cioè sperimentare e crescere, così tra vent'anni saranno problemi per tutti. Quanto alla Maremma, dal programma si vede che la provincia di Grosseto non è tutta uguale: nel cartellone manca il capoluogo, perché non sono riusciti a chiudere il bilancio. Il Grey Cat Festival quest'anno è un miracolo che ci sia. Pensa che io stesso faccio il direttore artistico a rimborso spese! Oggi è veramente difficile: speriamo ci sia un cambiamento. Certo, ci sono anche amministrazioni sensibili, come Follonica, non a caso comune capofila di questo festival che ormai ha 33 anni! Altre possibilità per reperire risorse sono i finanziamenti dell'Unione Europea, grazie ai quali proprio quest'anno, insieme a Paolo Fresu, ho presentato il progetto transfrontaliero Sonata di mare, grazie al quale ospiteremo diversi progetti da Liguria, Corsica e Sardegna.

Parliamo di te come musicista: il tuo è un jazz che ama le contaminazioni. Quali agenti contaminanti hai preferito in passato e quali oggi?
Le contaminazioni sono l'anima della musica, che è divisa in alcuni settori: le musiche popolari, il jazz e una parte della musica classica. Il jazz è lo stesso dovunque. Le musiche popolari hanno mantenuto la loro antica unicità, rimanendo radicate nelle forme: questo ha salvaguardato le culture popolari e alimentato da sempre anche le musiche transfrontaliere come il jazz. Quindi, contaminarsi non è mancanza di creatività, ma cercare altre forme e strade che aiutino la nostra cultura a esprimersi. Il jazz puro qual è? Il jazz è felicemente impuro! Le mie preferenze? Sono cambiate, però non radicalmente: io ascolto il mondo intorno alla mia forma espressiva, che così contamina mantenendo la propria personalità.

Secondo te è vero, come dice Paolo Conte, che le donne non amano il jazz?
Non è vero! La donna, per quanto riguarda l'improvvisazione, deve superare ancora una resistenza di secoli: poiché una donna non doveva fare certe cose, oggi le donne che improvvisano liberamente sono veramente poche, ma stanno cambiando. Oggi abbiamo musiciste come Rita Marcotulli, benché siano ancora casi rari. E pensare che, al tempo degli Etruschi, la donna era paritaria con l'uomo: non a caso era pure musicista. Essere liberi e fare musica dipende anche dalle condizioni personali della donna rispetto all'uomo nella società.

Progetti e programmi futuri.
A ottobre tornerò a suonare in Giappone, poi ho diversi dischi da incidere, uno a due con Simone Zanchini per Egea. In questo momento, poi, ho fuori l'album Out of this World, che sta andando molto bene, il che mi rende felice. Inoltre, come dicevo prima, il progetto Cinecittà avrà un futuro: già sono previsti altri concerti per l'inverno.

Programma.

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