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[r] Oscar Montani: a tu per tu con il giallista toscano inventore del genere letterario del soft boiled

  • Scritto da Enrico Zoi

Oscar Montani è scrittore valdarnese di gialli ironici e divertenti. Dal rifugio natio di Montevarchi e dalle pagine del suo blog, ama definirsi artigiano delle parole. E proprio di parole è capace di trovarne di ottime nella narrativa, come nella saggistica e nella trattatistica tecnico-scientifica. Dov'è l'anima della tua scrittura?
Ho sempre preferito la fiction, tant’è che un giorno Franco Angeli (che ricordo con grande stima e affetto), dopo aver fatto l’editor al mio quarto libro (era bravissimo), mi disse: 'Sa, lei, si vede da come scrive, è “più” un intellettuale. Un ingegnere anomalo insomma, dovrebbe scrivere di letteratura!' Lì per lì ci rimasi male, ma ora, quando ci ripenso, sento la sua mancanza, soprattutto della sua sensibilità. Per cui la mia anima sta dove meglio si raccontano storie. Soprattutto dove ci sono tanti personaggi: mi piace tantissimo farli parlare tra loro.

Tu hai creato il manifesto letterario del soft boiled: in cosa consiste?
Il mio primo editore letterario, Paolo Gidoni, accettato il romanzo La Delta velata, mi chiese per telefono: 'È un giallo molto bello, c’è tanta suspense, ma non c’è il morto. Che genere ci metto sul risvolto di copertina?'. Risposi per scherzo 'soft boiled'. Silenzio dall’altra parte, ma era nato il nuovo genere. Il silenzio durò solo dieci secondi. 'Cosa vuol dire soft boiled?', la domanda dell’editore. Gli risposi: 'Le mie storie sono soft, lo stile è soft boiled'. Lui non capì. La sua voce era spenta. Allora infierii: 'Dai, come le uova alla coque!' Non aveva ancora capito, ma mi pubblicò lo stesso: sulla fiducia! Qui però lo voglio spiegare per bene. Innanzi tutto vale solo per le indagini di Corto, lo skipper viareggino. Pensate ad un uovo bollito per otto/nove minuti. Poco digeribile e, se lo getti a terra, praticamente rimbalza: come Philip Marlowe, il detective di Raymond Chandler. Più lo pesti, più s’incattivisce. È la base per spiegare analogie e differenze tra il genere hard boiled e quello soft boiled. Corto e Marlowe sono tutti e due investigatori. Uno (Corto, il mio detective) lo fa per 'caso', per divertimento, per curiosità. L’altro, l’americano, lavora per necessità (non potrebbe fare altro e deve campare). Sono analogie per opposti (quasi). Sarcasmo e ironia caratterizzano i due detective, solo che Marlowe è incarognito e reso cinico dalla vita, mentre Corto, nato toscano, a Viareggio, le battute le ha nel sangue: per lui, fervente laico di sinistra, sono il sale della vita, adrenalina. Per un buon risultato soft boiled bisogna lavorare sui personaggi, sui loro dialoghi in un contesto di provincia agiata. Luoghi dove l’hard boiled non avrebbe senso, ma dove la suspense può avere anche più risalto. Sarebbe possibile puranche il thriller, ma non con Corto e in questo quotidiano. Le mie storie cercano di essere divertenti, poco trucide, con nessun compiacimento per i particolari macabri. Questa la mia intenzione, ma i lettori a volte ci mettono del loro (lo si sa) e allora sento o leggo: 'bello il tuo noir!'. Signore, perdona loro perché non sanno quello che leggono!

Dove vanno oggi il giallo e il noir in Italia?
Perdono colpi con gran sofferenza. Prima di tutto le dimensioni del mercato. Un libro scritto in inglese può contare su un mercato almeno dodici volte più ampio. In Italia gli scrittori (a parte pochi casi) non campano di scrittura. Poi (ma forse dipende dal primo punto) ci sono le difficoltà dei piccoli editori (le conosco bene perché ci lavoro), strozzati dai distributori e dalla politica commerciale delle grandi case. Ho detto che lavoro con i piccoli, non solo come autore: faccio anche il curatore della collana Insoliti Sospetti di Romano editore. Sto cercando di dare un indirizzo di qualità. Troppi scrivono senza rendersi conto di cosa dovrebbe essere un libro: nel 2012 su trenta manoscritti ne ho accettati solo due! Credo sia come con la fotografia: l’avvento del digitale ha fatto emergere migliaia di cattivi fotografi. Si scatta senza pensare, si scrive (copia, incolla e vai!) senza rileggere, correggere, limare, far leggere e di seguito ancora. Ne escono cose obbrobriose che editori compiacenti (a pagamento e anche cari) stampano. Fanno un grosso danno. La qualità può portare alla traduzione. Qualche autore è stato tradotto con esiti di mercato positivi sebbene ancora non si vedano segnali come il caso Fred Vargas in Germania. Speriamo, ma credo sia davvero dura.

Parliamo di temi. A logica, la narrativa gialla e noir dovrebbe attingere i propri soggetti dalla realtà e poi rivisitarli con la fantasia. A volte, però, sembra che i cronisti di tale realtà, leggi i giornalisti, usino stili e terminologie romanzesche per condire e infiorettare gli eventi che devono raccontare. Come funziona veramente?
Distinguiamo. I casi di Novi, Garlasco, Cogne, Ascoli e altri hanno scatenato tempeste giornalistiche che continuano ancora sui vari media (addirittura due magazine mensili!). I giornalisti, spesso scrittori mancati, cercano rivalsa e chi è legato all’audience (Bruno Vespa, il tenebroso ghignante) calca la mano. Se uno attinge a quella realtà, affoga nelle sabbie mobili o va in galera per diffamazione (vedi il mostro di Firenze). Molto meglio, io credo, prendere spunti, piccoli particolari indiziari e poi 'inventare' la storia.

Un altro filone di riflessione è la fortuna del noir nel fumetto. Tu te ne sei occupato anche recentemente in un convegno degli Amici del Giallo di Pistoia. Qual è questa fortuna e quale il rapporto fra i due mondi?
Credo che il fumetto, in termini di influenza produttiva, stia alla letteratura nello stesso rapporto del cinema, oggi con meno fortuna che negli anni d’oro: ’30 e ’40. Nei fumetti americani c’è molto noir e anche un horror hard boiled che trovo poco accattivante per il lettore maturo. Noi, poi, siamo contaminati da Dylan Dog, che io considero una produzione geniale. Il fumetto attinge poco dalla letteratura, molto di più dal cinema e ne viene contraccambiato (Dick Tracy, Sin City). Chiudo dicendo che i fumetti noir made in Usa non mi piacciono troppo.

Nuovi lavori in vista?
Ho appena terminato Il verso della civetta, seguito de La ragazza dello scambio. Siamo nel 1927 e cambia il genere. La ragazza dello scambio è un noir, Il verso della civetta thriller. Inoltre ho tolto dal freezer un romanzo con Corto protagonista: Donne di arcani minori. L’avevo congelato perché mi interessava portare avanti la trilogia di Bertuccio: i Tempora. A settembre forse riprenderò in mano proprio il Rinascimento, ma Bertuccio sarà in terra catara, a Mirepoix.

Il tuo romanzo, il tuo autore, il tuo film preferito.
Il falcone maltese, di Dashiell Hammett, che trovo ancora modernissimo; Andrea Camilleri con tutti i Salvo nel bene e nel male; La fiamma del peccato, di Billy Wilder, che considero il noir 'doppiamente perfetto'.

Oscar Montani è ingegnere esperto in organizzazioni e sistemi complessi. Pubblicista e saggista fino al 2004, poi scrittore di gialli. Oltre che a Montevarchi passa lunghi mesi a Viareggio, poiché ama la Versilia e la sua gente: infatti vi ha ambientato diversi dei suoi romanzi gialli. Dirigente in Olivetti e poi imprenditore, per oltre sedici anni (dal 1975 al 1992), a firma Marco Santoni, ha scritto articoli sulla complessità applicata alle organizzazioni. Collabora ai mensili specialistici Management e Informatica, Sistemi e Automazione, Office Automation.


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