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A Cremona si celebrano secoli di musica con il Museo del Violino

  • Scritto da Enrico Zoi

Cremona, sabato 14 settembre 2013, ore 17.30: si inaugura il Museo del Violino, ma anche della multimedialità, del rapporto con il territorio e con il lavoro e dell'internazionalità. A dirigerlo, nel segno di Antonio Stradivari (e non solo), è Virginia Villa, direttore della Fondazione Stradivari, curatrice di importanti mostre in Italia e all’estero, autrice di numerose pubblicazioni, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Liutaria Italiana e consulente della rassegna Mondomusica. Un percorso professionale, il suo, al servizio della liuteria lungo 35 anni.

Cosa rappresenta il Museo per Cremona e per la storia della musica?
Per Cremona e per tutti noi che da tempo lavoriamo nella liuteria è un momento importante, a lungo atteso. Siamo riusciti a mettere insieme tutte le collezioni della città: quella degli Archi di Palazzo Comunale, l'altra conservata al Museo Stradivariano (con strumenti realizzati tra '800 e inizio '900, gli attrezzi, le forme e i disegni originali provenienti dal laboratorio di Stradivari, materiale importantissimo per la storia della liuteria), poi la collezione degli strumenti vincitori del Concorso Stradivari, bandito ogni tre anni dalla Fondazione Stradivari dal 1976, una manifestazione internazionale in cui tutti i liutai del mondo presentano i migliori strumenti. Le medaglie d'oro ricevono in premio l'acquisto dello strumento, così si è formata una raccolta fantastica di strumenti contemporanei, in tutto 33, tra violini, viole, violoncelli e contrabbassi. Nessuna città ha una collezione così, solo Cremona. Questo insieme di strumenti ha trovato la sua collocazione ideale nel Palazzo dell'Arte, realizzato nel 1941 dall'architetto napoletano Carlo Cocchia e completamente restaurato, di proprietà del Comune di Cremona.

Sono previsti anche percorsi didattici?
Sì, nel Museo c'è un percorso didattico e di avvicinamento alla storia degli strumenti e della liuteria, dalla nascita del violino, che ha ormai 500 anni, ad oggi. Sarà un museo molto esperienziale, in cui si potranno sentire i profumi di legni e vernici, si entrerà in un laboratorio ricostruito ad hoc, si guarderà e si ascolterà, anche grazie ad un'audioguida.

La ristrutturazione del Palazzo dell'Arte è stata conservativa o ha portato delle novità?
C'è il regalo fantastico dell'auditorium completamente nuovo realizzato all'interno dell'edificio, ideale per la musica da camera, progettato dall'ingegner Yasuhisa Toyota, con cui ha lavorato l'architetto cremonese Giorgio Palù: un auditorium fantastico, interamente ricoperto di legno di acero, il legno principe per il violino, a pianta centrale, con 460 posti. Avere un museo del violino con il luogo ideale per suonare è una situazione estremamente privilegiata, infatti inauguriamo il museo con uno Stradivari Festival di cinque settimane!

Come e da chi nasce l'idea del museo?
È stata un'idea molto desiderata da diversi soggetti, da me che dirigo la Fondazione Stradivari, dal direttore della Scuola di Liuteria, dalla Facoltà di Musicologia, dal direttore del Museo Civico e Stradivariano, l'idea di costruire un progetto a tutto tondo. Infatti, abbiamo realizzato anche un percorso didattico per i bambini, oltre che per gli adulti, con tanti giochi multimediali. Volevamo essere vicini alle persone: il violino è un oggetto fantastico con cui si possono fare molte cose, assolutamente non noioso! Grazie alla multimedialità si può sapere tutto sulle varie famiglie (Stradivari, Amati, ecc.), accedendo all'intero archivio e quindi con le risposte ad ogni domanda anche per gli addetti ai lavori. Abbiamo cercato di rendere più semplice la visita e di dare più informazioni.

Come è stato possibile realizzare tutto ciò?
Abbiamo avuto un fantastico mecenate, che ha sponsorizzato l'operazione, comprendendo fin dagli inizi le potenzialità del progetto e accogliendone la sfida creativa e innovativa: l'industriale cremonese Giovanni Arvedi, che ha voluto l'auditorium. Poi c'è stata un'unione con la Fondazione Stradivari, composta di soci pubblici e privati, quindi la rete internazionale dei Friends of Stradivari, collezionisti da tutto il mondo che ci prestano i loro strumenti per un certo numero di anni, una condivisione etica periodica dei beni, con il risultato di una sezione dinamica e di un museo che si rinnova. Ci sono strumenti da molti milioni di euro, un investimento che un museo da solo non potrebbe fare, così invece li valorizziamo, li conserviamo, li studiamo. C'è pure una zona dedicata ai laboratori scientifici, in collaborazione con il Distretto culturale della Provincia, insieme al Politecnico di Milano (per l'acustica) e all'Università di Pavia, per il loro laboratorio specializzato nella ricerca dei materiali. Infine una libreria e un ristorante/caffetteria. Un insieme di energie, una cosa diversa: adesso va fatta funzionare!

Quanti pezzi ospita il Museo e qual è il più importante?
Gli strumenti esposti sono 70. Tra i nostri gioielli citerei il violino del 1566 realizzato per Carlo IX da Andrea Amati, il Cremonese di Stradivari del 1715 e un altro Stradivari intarsiato sia sul manico che sulle fasce, di proprietà di un collezionista svizzero/americano: un bellissimo oggetto, una rarità.

Qual è la situazione della liuteria in Italia?
Lo stesso museo vuole arrivare oltre. C'è infatti una sala delle audizioni dedicata ai liutai di Cremona. Questo mestiere si fa ancora oggi e Cremona è il più grande distretto al mondo, con 150 botteghe e 250 liutai in attività che vengono da ogni parte del globo. L'ultima sala è dedicata a loro: ognuno ha il suo profilo, con la foto e l'indirizzo, così chi esce dal museo può cercarne la bottega. Il museo si diffonde in città per un lavoro vivo più che mai. Camminando nel centro di Cremona lo si percepisce!

Problemi di concorrenza?
I liutai sono in tutto il mondo. Dal 1500 alla metà del '900, dalle iniziali Italia e Germania, gradatamente troviamo i puntini di una mappa ideale dei liutai ovunque, anche in Corea, Giappone e Cina. Ma non bisogna avere mai paura della concorrenza, che può essere salutare. A Cremona, poi, ci sono le condizioni ideali. Tra l'altro, abbiamo pensato di dare una tessera annuale gratis per tutti i liutai cremonesi affinché vengano spesso al museo.

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