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[i] Dimitri Milopulos: “Intercity Festival con Norvegia, Gran Bretagna e Olanda: che il teatro produca!"

  • Scritto da Enrico Zoi

La ventiseiesima edizione dell'Intercity Festival, diretto da Dimitri Milopulos, scalda i motori. L'ormai tradizionale, ma sempre nuovo, festival internazionale di città in città, tra teatro, danza, letture, incontri, mostre, film e workshop che si tiene alla Limonaia di Sesto Fiorentino, partirà sabato 28 settembre e si concluderà il 31 ottobre 2013. Al centro del mirino artistico Norvegia, Gran Bretagna e Olanda.


Perché proprio Norvegia, Gran Bretagna e Olanda?
Sono Paesi che abbiamo già incontrato in vari momenti del passato – risponde Milopulos -. La Norvegia è stata più volte nostra ospite negli ultimi anni. Il rapporto con l'Inghilterra è iniziato nel 1995 e poi è stata ancora in qualche modo partecipe diretta o indiretta. L'Olanda ci ha lasciato un bellissimo segno e ogni tanto ritorna, oggi come ospitalità. La scelta di queste tre Nazioni nasce dalla nostra continua ricerca di rinnovamento della formula del festival, una ricerca che avviene di anno in anno, con l'obiettivo di dare sempre una migliore offerta. Cerchiamo di capire cosa c'è di nuovo in giro: è un puzzle di contatti, offerte e disponibilità.

Quali gli spettacoli più importanti di quest'anno?
Sulla programmazione vorrei che emergesse che, mentre l'anno scorso, per festeggiare la venticinquesima edizione, ho messo su un'ospitalità di diversi Paesi, oggi il festival torna ad essere un festival produttivo, che presenta cose nuove fatte in maniera nuova. Quattro le produzioni. Due le mise en espace, cioè letture drammatizzate frutto di un approccio molto veloce con il testo: un gruppo di attori lavora solo una settimana e restituisce al pubblico una specie di lettura, accompagnata comunque dalla presenza di oggetti e luci in scena, per dare un'idea di cosa sia il testo, un metodo incontrato anni fa a Montreal e importato in Italia. Due le ospitalità. Una è la compagnia del norvegese Jo Strømgren, grande coreografo, con un modo tutto suo di affrontare i vari argomenti. È la terza volta che viene da noi: quest'anno torna con uno spettacolo sul calcio, The Art of Football, che mette insieme lo sport maschilista per eccellenza con la danza, il suo contrario. Poi il duo di attori olandesi formato da Leon de Waal e Marije Op ’t Eijnde, con Break Night: due insonni, in una notte, si mettono a rivedere i propri problemi e si trovano disarmati davanti all'impossibilità di affrontarli.

Cosa ti aspetti da questo ventiseiesimo Intercity?
C'è un piccolo frainteso sulla Limonaia. Qui dentro succedono troppe cose: formazione, ospitalità, festival, altri gruppi. C'è confusione su cosa sia veramente la Limonaia: è una struttura produttiva di teatro, fa teatro, e non lo ospita soltanto. Certo, è capitato di ospitare grandi artisti come Pippo Del Bono o il Marco Paolini di Vajont, ma la nostra vocazione è produrre teatro da mettere in scena, è invitare i registi. Gran parte degli spettacoli di Silvia Guidi, ad esempio, sono stati fatti qui. Ecco, con il 2013/2014 la Limonaia torna a questo, ad avere gente che lavora, a essere una fabbrica, un cantiere. Noi facciamo teatro, cerchiamo di non essere sterili, perché il teatro in Italia abbia un futuro, siamo sempre alla ricerca di testi per produrre spettacoli basati su idee e creazioni da zero. Questo riconoscimento mi aspetto dal pubblico: che veda cosa fa effettivamente la Limonaia. Penso che lo apprezzerà moltissimo.

In generale, che differenza c'è, se c'è, tra il teatro italiano e quello europeo?
Difficile da dire: non c'è un teatro 'europeo'. Il teatro della Limonaia cerca di produrre e all'estero, come al Royal Court Theatre di Londra, ciò avviene ed è motivo di orgoglio, mentre in Italia bisogna ospitare più che produrre, mancando una vera presa di coscienza di quello che è e dovrebbe essere il teatro. Noi vogliamo presentare un teatro nuovo, anche per far lavorare la gente. Il teatro non è un lusso, è lavoro per tante persone a diversi livelli e ingloba al suo interno ogni arte possibile ed immaginabile. E l'arte è alla base di ogni società. Se la levi, la società diventa sterile e vuota. Io lavoro per questo, perché ciò non accada e perché si possa dire che c'è stato un Teatro della Limonaia che ha agito così. Per me è motivo di orgoglio.

@il_trillo

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