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[i] Ennio Fantastichini: Sono un muratore della poesia e amo il giovane Beniamino di Spears

  • Scritto da Enrico Zoi

Ennio Fantastichini interpreta il suo mestiere di attore con duttilità di forme espressive (teatro, cinema, tv) e di toni (dal drammatico all'ironico). Così facendo, diretto da Giancarlo Sepe, approda a Beniamino, testo dell'australiano Steve J. Spears, che l'interprete viterbese sta portando in tour in tutta Italia, one man band di un grottesco ed inquietante monologo sulla sessualità e sul pregiudizio omofobo della nostra società.

Qual è il tema di Beniamino?
Un tema pericoloso per il nostro Paese, per il quale l'Italia prova in questo periodo brividi di cattiveria, superficialità e pregiudizio: l'omosessualità. Robert è un logopedista omosessuale australiano attore, il quale, per sopravvivere, visto che con gli anni lavora meno, apre una scuola di elocuzione scespiriana. È uno strano personaggio: interagisce con un busto di William Shakespeare e con una foto di Mick Jagger, si traveste, balla, vive la sua doppia esistenza di professore con i pantaloni a quadretti e la camicia amaranto e poi di piume di struzzo e reggicalze. Dal punto di vista attoriale, è un ruolo affascinante, come se fossi due gemelli. È un uomo dalla doppia identità che condivide il suo gioco con l'amico Bruce, che si è sposato, ma viene aiutato dalla moglie a creare i vestiti da donna. Tra i due c'è una meravigliosa complicità, finché nello studio di Robert non arriva, portato dalla madre, Beniamino, un ragazzino balbuziente di 12 anni, di cui l'uomo si innamora perdutamente e platonicamente.

Qual è l'aspetto più interessante dello spettacolo?
Il fatto che Robert è la vera vittima di questa storia. Con il bambino non accade mai niente che non sia assolutamente in forma platonica. A un certo punto dello spettacolo il protagonista si sposta con forza dalla parte maschile a quella paterna, un aspetto che mi ha affascinato, anche perché sarebbe naturalmente indifendibile qualunque personaggio che invece precipitasse nell'orrore della pedofilia o del molestatore. Qua c'è un sogno, un immaginario molto poetico e femminilizzato, c'è la storia di un uomo solo. Questa mi sembrava la cosa interessante da portare in scena e con Sepe abbiamo lavorato insieme per tale progetto. Spero di essere riuscito a raccontarlo.

Due filoni si intrecciano nel percorso che ti ha condotto a Beniamino. Il primo, personale, passa dai tuoi due ruoli cinematografici con Ferzan Ozpetek, l'omosessuale Sergio di Saturno contro e il padre omofobo di Mine vaganti. Il secondo rimanda a un precedente che non può non venire in mente: Morte a Venezia, Thomas Mann, Luchino Visconti.
Certo, Tadzio qua è molto presente. Spears era un attore e sicuramente avrà letto il racconto di Mann e visto il film di Visconti. In Beniamino c'è la potenza della bellezza, anche se noi non vediamo mai il ragazzino, bisogna immaginarlo tramite gli occhi di Robert, personaggio che interagisce con tre fantasmi, forse anche più di tre: il nostro logopedista è amante del cinema americano d'azione e di guerra ed è un soggetto molto destabilizzato, caratteristica questa che, nella sua lealtà, lo porterà al precipizio del manicomio. Citerei anche Molto rumore per nulla, perché, sulla sua storia, si fa appunto molto rumore senza che sia successo niente. Basta dare fuori di testa una volta e nessuno crede più che tu sia tornato normale, mentre è una cosa che ogni tanto può accadere a chiunque. Ecco il pregiudizio, autentica specialità italiana da sempre, ma che in questo momento vive un rigurgito di omofobia e di aggressività. Bisogna recuperare il diritto delle persone di scegliere liberamente senza soverchiare gli altri: decidere in libertà il proprio orientamento sessuale è un fatto strettamente personale.

Altri progetti oltre Beniamino?
Insieme a milioni di altri italiani condividiamo anche nel nostro lavoro una situazione molto drammatica. La nostra crisi inizia in realtà già vent'anni fa con l'avvio dell'era berlusconiana dell'aggressività nei confronti della cultura e oggi è purtroppo radicata nella realtà italiana: il Fondo unico dello spettacolo è passato da 600 a 20 milioni! Però è in momenti così duri e spietati che a volte si rinasce: si sta a testa bassa, si soffre tanto, però... no pasaran!

Un sogno nel cassetto?
Interpretare il ruolo di un santo. Sono già stato Erode e San Pietro, ma amo fare le cose da più punti di vista: saltare nel vuoto, nel buio, nell'acqua, secondo un codice di rischio da mettere in atto nella ricerca dell'arte. Mi considero un muratore della poesia che cerca di mettere i mattoni in bolla, che siano a piombo e durino un po' nel tempo.

4 novembre 2013, ore 21.15
Teatro di Rifredi e Queer Festival
FIRENZE

Bis Tremila, Beniamino

di Steve J. Spears

Regia Giancarlo Sepe
Con Ennio Fantastichini

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