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Andrea Bruno Savelli: “A Rifredi L'ultimo concerto di Endrigo con Nicola Pecci e la figlia Claudia"

  • Scritto da Enrico Zoi

Quanto mi dai se mi sparo? è l'unico romanzo di Sergio Endrigo, scritto vent'anni fa. L'attore e regista fiorentino Andrea Bruno Savelli l'ha ridotto e diretto per il teatro di Rifredi – e da lì sta spiccando il volo – nello spettacolo Sergio Endrigo - L'ultimo concerto, con un ottimo Nicola Pecci, attore e cantautore, nel ruolo del protagonista e la partecipazione straordinaria, nonché la benedizione artistica ed affettiva, della figlia Claudia Endrigo. In scaletta Io che amo solo te, Te lo leggo negli occhi, Lontano dagli occhi lontano dal cuore, Teresa.
Il romanzo di Endrigo è molto curioso e vagamente autobiografico – dice Savelli -. Racconta la storia del cantautore Joe Birillo, che, nel momento in cui vene scritto il testo, ha più o meno la medesima età dello stesso artista e una situazione professionale analoga: una carriera fulminante e una progressiva dimenticanza. Chi lo conosce a fondo, sa quanto può essere ironico e tagliente Endrigo. E stupefacentemente moderno, nonostante l'età del libro. Ci sono passi sui giovani, sulla scuola, sul modo di comunicare nella nostra società, che potrebbero essere stati scritti ieri da Eugenio Scalfari e nessuno si stupirebbe.

La trama?
Un cantautore cinquantenne, ex star in crisi, decide di dare un ultimo concerto e di suicidarsi in diretta. Vende i diritti della serata per ricavarne denaro - questo è l'ultimo  obiettivo –, anche se poi non se lo potrà godere.

Tu l'hai ridotto in forma di spettacolo, di concerto o i una sintesi?
È uno spettacolo teatrale. Al suo interno le canzoni di Sergio Endrigo si incastrano nel racconto, sempre con un motivo per essere eseguite in quel momento: esistono naturalmente di per sé e sono concatenate alle altre.

Come hai assortito la coppia Nicola Pecci – Claudia Endrigo? Quest'ultima porta una testimonianza importante.
Fondamentale direi. Intanto perché ha approvato la mia riduzione del romanzo prima di andare in scena. E poi perché avere l'unica erede di Endrigo in uno spettacolo che in parte racconta il percorso del padre, è per noi un valore, ripeto, fondamentale. L'ultimo concerto è molto sulle spalle capienti di Nicola, ottimo attore e straordinario cantante – interprete: canta da Dio, recita molto bene, è entrato benissimo nella parte. Claudia fa un cammeo importantissimo, l'intervistatrice finale sulle motivazioni che spingono il protagonista a suicidarsi, ed è l'unico personaggio diverso da quelli impersonati da Nicola: infatti, solo la giornalista si mette al pari suo, mentre gli altri restano di contorno.

Sergio Endrigo non è propriamente un cantautore della tua generazione, tu sei molto più giovane. Come sei arrivato a lui?
Infatti non lo conoscevo! Era però uno dei cantautori preferiti di Carlo Monni e inizialmente il progetto era nato anche con lui. Dopo la sua scomparsa abbiamo deciso di realizzare comunque lo spettacolo. Quando mi sono messo a lavorare alla riduzione del romanzo, ho ascoltato le canzoni di Endrigo e ho scoperto di essere stato fino ad allora un... deficiente! Sono capolavori: li ascolti e ti viene subito in mente... questa l'ha scritta per me! Che è una delle caratteristiche dei capolavori: riescono a toccarti profondamente sempre nel personale, al punto da sembrare proprio composte per la tua situazione. È stato un incontro bellissimo ed è un peccato che quelli della mia generazione, ma soprattutto quelli delle generazioni successive, non lo conoscano a fondo. Endrigo ha lasciato una traccia indelebile nella musica italiana.

La canzone di Endrigo che preferisci?
Non ce n'è una. Quelle che abbiamo scelto – e ne sono rimaste fuori altre cinque o sei che... 'bisognerebbe proprio mettere!' - sono tutte straordinarie, toccanti, ti fanno venire i lucciconi. Quindi, o sono io che sono messo male o sono le canzoni ad essere dei capolavori, o tutte e due le cose: io sono messo male e le canzoni sono capolavori!

Tra i cantautori che tu ami oggi, chi può, non assomigliare, ma sollevarti emozioni simili a quelle che ti ha suscitato Endrigo in questa tua riscoperta?
C'è Nicola qui a dieci metri: mi tocca dire Nicola Pecci! In sincera verità, cantautori dello spessore di Endrigo oggi non ce ne sono. A me piace tanto Niccolò Fabi, però il suo è un percorso completamente diverso, più leggero ed allegro. Siamo in un altro momento. I cantautori ci sono. Ho citato Nicola non per caso: è un cantautore con una sua vena di tristezza e fa fatica a pubblicare. Adesso esci se sei bellino e ganzino, se spicchi e spacchi e se hai tre orecchini! Non è una critica, è un dato di fatto. È durissimo trovare in commercio un cantautore che analizza la tristezza in maniera riflessiva e poetica. Ci siamo fermati a Lucio Battisti, che cantautore non era, visto che i testi glieli scriveva Mogol. Forze Tiziano Ferro riesce a mischiare il moderno con certe sonorità, ma un paragone è improponibile. Diciamo che ora è diverso, come gli anni Trenta erano differenti dall'epoca di Endrigo.

10 e 11 gennaio 2014, ore 21
Teatro di Rifredi
FIRENZE

Associazione Culturale Turné presenta
Sergio Endrigo L'ultimo concerto
Riduzione e regia di Andrea Bruno Savelli.
Dal romanzo di Sergio Endrigo Quanto mi dai se mi sparo?

con Nicola Pecci e con la partecipazione straordinaria di Claudia Endrigo.
Elaborazione musicale Alessandro Luchi.

@il_trillo

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