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[i] Nessuno: viaggio-spettacolo in carcere, con Replicante Teatro

  • Scritto da Elena Meynet

Il viaggio come scoperta, come ritorno a casa, come rinascita: la Associazione valdostana volontariato carcerario e Replicante Teatro creano un nuovo percorso a partire dal viaggiatore più celebre, Ulisse, con il nome che diede al ciclope Polifemo per sfuggirgli. "Nessuno - azione teatrale rinchiusa per riconsiderare il viaggio" è il lavoro realizzato per e con gli ospiti della Casa circondariale di Brissogne, dove giovedì 7 agosto le porte si sono aperte per un istante,  giusto il tempo della performance. «E' un viaggio in punta di piedi in compagnia di "nessuno" - spiega Andrea Damarco, di Replicante Teatro - l'unico "Ulisse" che potevamo incontrare in un carcere, un carcere di montagna. D'altronde di questi tempi in mare è decisamente sconsigliabile, oltre che impossibile, mettersi in viaggio alla  ricerca di qualsiasi Itaca e del suo Ulisse. Pena il naufragio. E' un viaggio, questo, narrato da chi non può più permettersi di sognare Itaca: deve accontentarsi del naufragio. Con tutti i suoi abissi».
Il lavoro è stato lungo e articolato, un'evoluzione durata molte settimane in cui avvicinare i detenuti, coinvolgerli, ascoltarli e, a volte lasciarli alla loro vita prima di concludere il progetto: «Mi rifiuto di considerare il carcere un luogo in cui stipare le mele marce - commenta Damarco - non credo nelle mele marce. O meglio, non credo che le mele marce siano solo in carcere e soprattutto a me interessa sapere cosa le ha fatte marcire. E' stato un lavoro lungo circa nove mesi, in cui abbiamo parlato, dibattuto, discusso, pensato, letto. Abbiamo fatto come fa la gente normale che usa l'intelletto. Siamo partiti in venti. Poi per trasferimenti, stanchezze, ciò che può accadere nella vita, siamo rimasti in nove. Nove è la "compagnia picciola da la qual non fui diserto", come il risponde vecchio Ulisse a Dante».
Ogni progetto ha un filo conduttore: «Il tema quest'anno era il viaggio, ciascuno dei detenuti ha parlato del proprio viaggio che l'ha portato, al momento, fino a qui. Allora il carcere diventa l'occasione per riconsiderare il viaggio e lo spettacolo è la metafora di queste riflessioni».
Finisce la stagione, il progetto si concretizza in uno spettacolo e bisogna salutarsi: «L'augurio che io mi sento di fare a questi miei amici incarcerati è quello di non fare la fine dell'Ulisse di Dante, blindato in fondo al mare. E se l'episodio di Ulisse termina con "infin ché il mar fu sovra noi richiuso", io auguro loro "e che la vita sopra loro s'apra"».


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