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I consigli per gli autori di cortometraggi Mr. Tiff, Shane Smith, del Toronto international film festival

  • Scritto da Enrico Zoi
Shane SmithShane Smith, reduce dalla partecipazione al Grand Jury dell'Amarcort film festival di Rimini, è il direttore dei "progetti speciali" del "Toronto international film festival". Una vita per i cortometraggi la sua, tanto è vero che viene comunemente chiamato "Mr. Tiff", dall'acronimo della rassegna canadese alla quale lavora da almeno quindici anni. Quali sono le tue competenze e attività in materia di cortometraggi?
Tutto ciò che riguarda il cortometraggio, dalla produzione alla distribuzione. Per lavoro curo la selezione e la programmazione dei corti che saranno proiettati nei festival, che frequento occupandomi anche di distribuzione e mercato.
Parlaci del "Tiff - Toronto international film festival".
Il "Tiff" è uno dei tre maggiori appuntamenti mondiali del settore. Quest'anno per la prima volta ha proposto cortometraggi internazionali, mentre fino alla precedente edizione si limitava a quelli canadesi. Si svolge in cinque cinema, due gallerie e un ristorante, impegnando una decina di giorni a settembre, naturalmente a Toronto. Sempre dal 2014 c'è anche una programmazione mensile di cortometraggi e un'altra per i bambini dai tre ai tredici anni, che ha luogo ad aprile, dove possono confluire i lavori non ammessi al "Tiff". Per la sezione internazionale, abbiamo ricevuto circa duemilacinquecento cortometraggi e ne abbiamo scelti solo trentasei!
Cosa bisogna fare, creatività a parte, per realizzare e promuovere un cortometraggio sul mercato?
Quando un regista decide di girare un film si deve porre delle domande. Non tanto e non solo sul tipo di opera, quanto soprattutto capire quali siano le proprie abilità e quali le sue debolezze, cercando di individuare collaboratori che gli consentano di colmare tali lacune e raggiungere la necessaria completezza.
Veniamo al film, al corto da realizzare.
Nel momento in cui si decide di raccontare una storia, bisogna chiedersi perché si voglia narrare proprio quella storia e subito dopo a chi sia rivolto il nostro film. La risposta non può essere che il lavoro è per tutti: non ne esiste nessuno che sia per tutti. E' fondamentale rispondere a tali domande, non solo nel preparare il film, ma anche pensando alla distribuzione: quando ci sono da scegliere i festival a cui proporlo, bisogna avere ben chiaro a chi sia rivolta l'opera. Un'altra cosa che l'autore deve sapere è cosa il suo film rappresenti per lui: perché lo giro? E' un passaggio per presentarmi per future produzioni o è un momento della mia carriera di filmaker? E' molto importante trovare i giusti collaboratori: abbiamo spesso assistito ad alcune collaborazioni che non hanno funzionato proprio per incompatibilità tra le persone che lavoravano insieme. Scegliere bene determina il futuro del lavoro, anche a livello di distribuzione e mercato. Altro aspetto da non sottovalutare è essere in regola con i diritti e le autorizzazioni per poter girare il film, la cui realizzazione potrebbe essere pregiudicata in loro assenza, giungendo fino al blocco distributivo.
Parliamo di budget.
Tema fondamentale, su cui ci si deve organizzare fin dalla preproduzione. Il budget non serve solo nella fase di realizzazione vera e propria del film, ma anche per il suo invio ai vari festival e per garantire la presenza del regista a tali rassegne. Spesso poi si trascura l'aspetto della musica, ed è un errore: una delle prime cose che chiedono gli organizzatori dei festival è la conferma che la musica sia originale. Non usate la compilation dei "Rolling Stones"! Troppi rischi! Occhio dunque al budget: si può realizzare il più bel film del mondo, ma bisogna poi avere i soldi per concorrere e andare ai festival per presenziare alle sue proiezioni.
Altri consigli?
In fase di produzione bisogna stare molto attenti alle fotografie della realizzazione del film. Invece di estrarre dei fotogrammi dall'opera, è fondamentale avere un fotografo sul set, magari anche solo per un paio d'ore, che riprenda delle immagini in diretta. Quando si tratterà di pubblicare i cataloghi dei festival, saranno quelle le foto che rappresenteranno l'opera e devono essere belle. Occorre poi finire in tempo il proprio lavoro in modo da poterlo sicuramente inviare a un festival piuttosto che a un altro: va fatto un planning delle riprese in modo che il film sia terminato per le rassegne alle quali lo si vuole inviare. Importante è pure che ogni partecipante al film firmi tutti i documenti, sul ruolo, sull'utilizzo di uno spazio, sulla presenza o meno di diritti, durante la produzione. Anche se ci sono altre mille cose da fare!
Veniamo alla postproduzione.
L'autore deve scegliere il festival dove vuole che avvenga la prima del suo film e sapere perché abbia scelto quello e non un altro. E' bene poi avere pronta una lista dei festival ai quali si vuole proporre l'opera. Generalmente si predispone un primo elenco delle manifestazioni irrinunciabili e poi una seconda lista. Bisogna avere una cinquantina di festival già pronti per l'invio. E siccome la première è unica occorre individuare davvero la più giusta per il film. Visto poi che con un corto si può ambìre all'Oscar, se quello è l'obiettivo bisogna verificare che il festival che scegliamo abbia accesso all'Academy award. Ed è bene pure che il filmaker si chieda preventivamente cosa possa fare un festival per lui. E' utile poi confrontarsi, chiedere un secondo parere. Spesso i corti presentati ai festival (migliaia!) sono troppo lunghi: si deve saper tagliare, ascoltando i consigli di persone fidate, rinunciando pure a scene di cui si è innamorati. Bisogna essere pronti a uccidere il proprio figlio. E' poi importante separare la musica da effetti sonori e dialoghi: così, quando si presenta il film all'estero, si ha modo di farlo doppiare. Va poi preparata una lista dialoghi, perché molto spesso nel preparare la programmazione siamo costretti a tradurre le opere, e non tutti i festival sono disposti a farlo: non averla può pregiudicare alcune partecipazioni.
Che altro può compromettere l'accettazione di un film da parte di un festival?
Il suono: se non si capiscono bene i dialoghi, il lavoro viene scartato. E la cattiva recitazione, che allontana dal film e provoca l'esclusione. Se non si è sicuri di aver completato l'opera in ogni aspetto, è meglio non inviarla. Ci sono così tanti lavori pronti che il programmer, cioè chi cura la programmazione, andrà verso la scelta più sicura. E poi è bene fornire ai festival solo il materiale richiesto, usando per i film anche i numerosi portali web oggi esistenti, superando l'invio del dvd: i documenti in più non vengono considerati. E' più importante essere reperibili e dotarsi di cartoline, sito internet e biglietti da visita. Sono invece utili le public relations, da mantenere anche dopo i festival. Noi siamo qua perché amiamo i film e i loro autori, non per arricchirci. Siamo alleati dei filmakers.
Come funziona il lavoro di un festival?
Per il "Tiff", si parte dai quattro preselezionatori, che votano i film da far passare alla seconda fase, in cui un'altra persona a sua volta valuta questa preselezione e la consegna ai tre programmers. Per ultimo, sul gradino più alto, arriva il sottoscritto. Quando invece ho lavorato al "Sundance film festival", ricevevamo quattromila cortometraggi per quattro programmers, dunque mille film a testa da guardare. Ognuno di noi selezionava cinquanta, massimo sessanta lavori, e ciascuno visionava i cinquanta/sessanta scelti dagli altri. Quindi ci riunivamo per l'ultima selezione. "Sundance" è passato a ottomila film all'anno e oggi sembra che abbia superato i dodicimila titoli! Fra questi, la scrematura finale tiene in vita solo una sessantina di corti. E' una dura competizione!
Quali criteri usate per la selezione?
La varietà di contenuti, la diversificazione dei paesi di origine dei film, un'equilibrata rappresentanza di genere, la durata, che in genere non deve essere eccessiva: un corto da trenta minuti può essere escluso a favore di tre lavori da dieci.
Un suggerimento al quale nessuno pensa ma che può essere determinante?
Il filmaker che termina il proprio lavoro tra ottobre e dicembre di un anno, registri il copyright l'anno successivo. Avrà molte più opportunità. Parli con distributori e agenti, pubblicizzi il film, si renda disponibile per interviste e articoli anche di cronaca locale, senza essere reticente sui progetti futuri. Frequenti i mercati dei corti, come Cannes o Clermont-Ferrand. Curi la distribuzione, ci sono circa una decina di distributori a livello mondiale, che può far recuperare le spese, evitando il "fai-da-te": è il produttore che deve svolgere la funzione commerciale. Ce ne vuole uno bravo, e comunque il lavoro dei filmakers non finisce mai! Buona fortuna!

@il_trillo

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