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Simona Meriggi: dal 30 marzo l'Amarcort Film Festival di Rimini decolla con Il giro del mondo in 80 corti

  • Scritto da Enrico Zoi
Simona MeriggiL'Amarcort Film Festival di Rimini è, fra gli eventi dedicati ai cortometraggi, uno fra i più interessanti del panorama nazionale e internazionale, con film e ospiti provenienti da ogni parte del mondo.
Sotto la direzione artistica della fiorentina Simona Meriggi, la rassegna, in attesa del tradizionale appuntamento autunnale, inaugura l'edizione 2015 con una nuova iniziativa: Il giro del mondo in 80 corti. «A partire da lunedì 30 marzo – spiega la Meriggi - programmeremo una serie di appuntamenti, a cadenza mensile, durante i quali proietteremo cortometraggi provenienti da tutto il mondo. La giuria sarà il pubblico: ogni sera, infatti, gli spettatori potranno scegliere, attraverso una scheda di votazione, il corto migliore. Le opere selezionate, poi, diventeranno le finaliste di una sezione speciale di Amarcort 2015 che si svolgerà a fine anno. È un modo per visitare il mondo, per conoscere culture a noi lontane attraverso la forma del film breve. E si tratta di un viaggio a tutti gli effetti: abbiamo organizzato la rassegna in modo che il pubblico abbia la sensazione di salire a bordo di un aereo, con gli assistenti di volo che danno il benvenuto a bordo e le istruzioni di sicurezza prima del decollo. In alcune occasioni offriranno anche degli snack ai passeggeri»

Come nasce l'Amarcort Film Festival e quali sono state le sue eccellenze negli anni?
“... eravamo quattro amici al bar...”, beh, più o meno è davvero andata così. Nasce per l’amore che noi quattro fondatori di Amarcort (insieme a me ci sono Alessandro Ceccarelli, Fabio Ceccarelli e Marco Serio) abbiamo nei confronti del cortometraggio. Nel nostro piccolo, piccolissimo, abbiamo realizzato qualche corto anni fa. Uno di questi, in particolare, ha avuto molto successo ed è stato selezionato in numerosi festival, arrivando ad aggiudicarsi più di una ventina di premi e qualche menzione. Andare in giro per festival ci ha entusiasmati ancor di più... al punto di voler organizzare il nostro festival di cortometraggi. Lo scopo è promuovere il corto, in quanto genere cinematografico che a nostro avviso non ha niente da invidiare al lungometraggio. Abbiamo cercato fin dalla primissima edizione di far sì che Amarcort potesse essere un’occasione per gli autori di dare visibilità al proprio lavoro, ma anche per trovare contatti con altri professionisti o amanti del genere. In questi anni il festival è cresciuto davvero tanto; l’ultima edizione, in particolare, ha celebrato l’internazionalità di Amarcort, al punto che siamo riusciti ad avere in giuria uno dei direttori del Tiff. Non solo: a febbraio sono stata a Clermont-Ferrand (dove si tiene il festival di cortometraggi più importante del mondo) e ho avuto occasione di conoscere e confrontarmi con molti professionisti del settore. Con piacevole stupore ho notato che molti di loro, che fossero autori, produttori, distributori o direttori di festival, conoscevano Amarcort.

Cosa proporrà l'edizione 2015?
Intanto questo giro del mondo sarà una bellissima novità. L’intenzione, poi, è sempre quella di crescere e fare meglio, proponendo sempre più appuntamenti e alzando la qualità delle nostre iniziative. Già lo scorso anno avevamo iniziato a proporre anche dei lungometraggi di autori indipendenti e sarebbe bello continuare la strada intrapresa. In più, ci sono una serie di collaborazioni che speriamo di portare avanti, ma, per come sono fatta io, preferisco non svelare niente che non sia già sicuro. La parte difficile è riuscire a mantenere tutti gli obiettivi: siamo sempre i soliti quattro a gestire tutto e con davvero pochissimi contributi esterni. Siamo sempre andati avanti grazie a scambi commerciali, a qualche aiuto da parte degli enti pubblici, ma soprattutto a tanto entusiasmo. Quello continua ad esserci e questo giro del mondo ne è la prova; vero è, però, che il progetto, crescendo, diventa sempre più impegnativo e difficile da seguire in tutti gli aspetti. Speriamo quindi di riuscire in tutte le nostre intenzioni anche per il 2015.

Perché innamorarsi del cortometraggio?
Perché non innamorarsene? Davvero farei fatica a spiegare il contrario. Io amo il cortometraggio e gli autori di cortometraggi. Perché il corto è genuino e sono genuini anche gli autori. Forse perché i corti sono le loro prime opere, nelle quali riversano tutto il loro entusiasmo, la loro energia e le loro speranze ed aspirazioni... nei corti si trova molta verità. E poi per me, che sono amante della sintesi, il cortometraggio è la forma per eccellenza del linguaggio cinematografico. Questo non significa che io non ami il cinema ed i lungometraggi, tutt’altro, ma trovo che il film breve racchiuda una serie di capacità che difficilmente riscontriamo altrove. Quel limite di tempo che impone il corto è una sfida difficile da raccogliere, ma altrettanto affascinante. L’idea di dover raccontare tutto in pochi minuti spaventa e seduce al tempo stesso. In questi anni ho conosciuto molti autori che hanno preferito restare alla direzione di corti, piuttosto che tentare il “salto” al lungometraggio; per non parlare di molti registi e attori ormai affermati che ogni tanto tornano al corto, quasi come volessero sentirsi di nuovo a casa. E per lo spettatore il corto è la forma più appetibile; proprio come di fronte ad un buffet, appena finisce un corto si ha subito voglia di vederne un altro.

Qual è la situazione del cortometraggio in Italia e nel mondo sia a livello di qualità dei prodotti sia delle concrete opportunità di distribuzione e successo: c'è un mercato?
Eccoci alla nota dolente. Da una parte si ha il cortometraggio che sta bene e gode di ottima salute, nel senso che c’è davvero un gran fermento di autori molto preparati sul territorio italiano e un altissimo livello qualitativo. Dall’altra parte, purtroppo, è davvero scarsa la distribuzione dei corti in Italia. È molto difficile trovare sale che propongano e promuovano il cortometraggio. La differenza con altri Paesi è netta e spesso a nostro sfavore. Non c’è bisogno di andare lontano: in Francia, per esempio, c’è un’istituzione che promuove il cortometraggio, ne vende i diritti e favorisce la distribuzione nelle sale. In Italia si vede qualche timido e sporadico tentativo qua e là, ma la circolazione del corto al momento è davvero rallentata.

Tu come arrivi alla direzione artistica di questo festival riminese?
Quando abbiamo deciso di iniziare, ognuno dei miei tre compagni di viaggio lavorava (e lavora tuttora) in àmbiti che avrebbero potuto aiutare il festival. Ognuno di loro, quindi, oltre all’entusiasmo, ha portato le proprie capacità e la propria esperienza professionale a supporto di Amarcort. Io ho sempre vissuto in teatro, come ballerina e attrice prima, e come coreografa e regista poi: l’unico contributo che avrei potuto portare era competenza a livello artistico e qualche contatto in questo mondo.

Un sogno nel cassetto per l'Amarcort Film Festival?
Crescere, crescere, crescere ancora fino a diventare un vero punto di riferimento in Italia e all’estero... e, se possibile, avere gli aiuti necessari per non essere sempre in affanno.

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