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Orlando Baroncelli: le Testimonianze della Resistenza toscana (1943-1945) al centro del suo ultimo libro

  • Scritto da Enrico Zoi
Orlando Baroncelli, fiorentino del 1964, è scrittore e giornalista da sempre impegnato nei temi della storia e dell'attualità, visti nella duplice ottica della memoria e della testimonianza civile. Dal 1994 è redattore di "Testimonianze" e collaboratore di "Diario", riviste per le quali ha seguito la lunga lotta dei familiares dei desaparecidos italoargentini per scoprire la verità e ottenere giustizia. Un'esperienza dalla quale ha tratto nel 2008 il libro Su la testa, Argentina! Desaparecidos e recupero della memoria storica, vincitore del Premio Terzani 2009, la cui seconda edizione, ampliata e aggiornata, del 2011, ha vinto il Premio di Saggistica internazionale Città di Vecchiano 2012. Dell’aprile di quest'anno è Testimonianze della Resistenza toscana (1943-1945). Gli ultimi partigiani e resistenti raccontano le loro storie (ed. Libri Liberi).

Come nasce l’idea di questo volume?
Questo mio ultimo libro nasce dall’esigenza di raccogliere la viva voce, le testimonianze palpitanti e dirette - finora inedite - degli ultimi partigiani viventi su alcune vicende, fatti ed episodi della Resistenza di cui settant’anni fa essi furono protagonisti diretti. Per la dura legge del tempo che scorre e della vita, infatti, tra pochi anni non avremmo più potuto sentire le loro voci. Come scrittore, ho fatto da tramite per diffondere le esperienze vissute dai partigiani tra le giovani generazioni: attraverso la forma del racconto-intervista, più semplice e immediata, mi rivolgo agli studenti delle medie, delle superiori e anche agli universitari. Nel libro raccolgo testimonianze ed esperienze partigiane, inquadrandole nel contesto storico-sociale della Resistenza in Italia e in Toscana nel quale esse sono nate e si sono sviluppate. Tutto questo mio lavoro di ricerca serve anche a smentire e confutare con fatti e dati storici obiettivi e incontrovertibili - attraverso lo studio di numerosi documenti conservati negli Archivi di molti enti, tra cui devo qui citare almeno il fondamentale Archivio dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana -  un revisionismo storico abbastanza strisciante e diffuso in modo sotterraneo nella società contemporanea italiana. In generale, tale revisionismo si basa sull’ignoranza di chi non conosce la sua memoria storica. Nemmeno le proprie radici.

Al di là del periodo e dell’evento storico, cosa accomuna le storie raccolte nel libro?
Il tratto comune è la passione civile che emerge forte dalle testimonianze e pure il costante riferimento alla società italiana attuale. Tutti gli intervistati - in modo particolare la partigiana "Angela” di Firenze (Liliana Benvenuti, che nel 2011 ha ricevuto il Fiorino d’Oro dalla città di Firenze) e il partigiano “Masso “ (Carlo Rossi, ex sindaco di Vernio) – concordano nel difendere a spada tratta la Costituzione italiana, nata anche dal loro impegno e dalle lotte e dai sacrifici sofferti dalla Resistenza italiana.

Storia, memoria, racconto: tre modi di guardare al passato che oggi - in un’epoca in cui tout se tient, sì, ma molto in fretta e spesso virtualmente - sono al centro di varie riscoperte. In quale ti identifichi di più e quale credi sia più utile per conservare e riconoscere le proprie radici e contemporaneamente guardare al futuro?
È difficile rispondere sinteticamente a questa domanda, molto bella e profonda. Io sono uno scrittore appassionato di storia, quindi il mio interesse tende più verso l’utilizzo della storia sociale, ma penso che tutte le forme citate (storia, memoria, racconto) siano importanti - ciascuna a suo modo e con le proprie peculiarità - per conservare il passato e contemporaneamente guardare al futuro. La storia infatti ci insegna che un popolo senza memoria del proprio passato e delle proprie radici non ha futuro. Credo, con convinzione, che sia fondamentale conoscere il proprio passato per impostare e costruire il domani. L’operazione del mio ultimo libro ha anche questo scopo preciso di ricostruzione di alcuni tasselli e passaggi fondamentali della nostra storia, sia nazionale sia toscana e locale.

Scrivere oggi: è più difficile? È più facile? Come incidono i nuovi linguaggi e le nuove tecnologie?
Penso che scrivere oggi sia più facile, ma anche più superficiale rispetto al passato. Secondo me, oggi la scrittura corre il serio rischio di essere assai meno profonda rispetto a qualche decennio fa. I nuovi linguaggi e le nuove tecnologie incidono soprattutto nel mondo dei giovani: web, internet, tablet, iphone permettono una comunicazione molto più semplice e immediata, ma ci costringono anche a fare molta più fatica nel “riconoscere” e selezionare le informazioni “vere” dalle informazioni “spazzatura”. Questo aspetto del “riconoscimento” delle notizie non esisteva in passato.

Tornando alle tue opere, nel 2009 hai vinto il Premio Terzani con Su la testa, Argentina! Desaparecidos e recupero della memoria storica. Parlaci di questa esperienza.
Il prestigioso Premio “Firenze per le Culture di Pace dedicato a Tiziano Terzani” mi è stato assegnato come autore del libro Su la testa, Argentina! La premiazione si è svolta il 13 dicembre 2009 a Firenze, a Palazzo Vecchio, nel Salone dei Cinquecento, affollato di  persone al punto che molti hanno dovuto assistere in piedi al bellissimo discorso contro la guerra pronunciato da Gino Strada. Durante la premiazione ho ringraziato il fondatore di Emergency per questo suo importante discorso, poi ho dedicato il Premio Terzani alle Madres, alle Abuelas e agli Hijos (madri, nonne e figli) de Plaza de Mayo: cioè alle associazioni per i diritti umani che in questi decenni si sono impegnate senza sosta per sviluppare i diritti sociali e civili in Argentina e per il recupero della memoria storica del paese latinoamericano. Per quanto mi riguarda, l’assegnazione del Premio Terzani è stato un momento molto commovente e di grande soddisfazione, anche personale: come fiorentino, sono orgoglioso di aver ricevuto un riconoscimento così importante dalla mia città.

Dove si trova e dove si deve trovare oggi la forza e la volontà di testimoniare anche vicende scomode e di credere nella scrittura come impegno storico e quotidiano?
Personalmente, credo fermamente nel ruolo di quella che qualche tempo fa gli intellettuali francesi chiamavano littérature engagée, la letteratura impegnata: mi considero uno scrittore impegnato perché vivo, sono impegnato nella società attuale e la osservo attentamente. Spero di mantenere anche per i lavori futuri il mio sguardo di osservatore critico e non omologato. Certo, non siamo in molti in Italia, ma l’importante è andare avanti in questa direzione e tracciare il solco. I nostri semi sicuramente saranno fruttuosi. “È la passione civile la cifra della scrittura di Orlando Baroncelli”, afferma il direttore della rivista "Testimonianze" Severino Saccardi nella presentazione del mio ultimo libro Testimonianze della Resistenza toscana. Mi riconosco pienamente in questa affermazione: con modestia e umiltà, ma tenacemente, cerco di ripercorrere le tracce di illustri predecessori, come Jean Paul Sartre e Maurice Merleau- Ponty e gli altri collaboratori della rivista "Les Temps Modernes".

@il_trillo

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