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[i] Joaquin Achucarro, il canto del pianoforte

  • Scritto da Elena Meynet

Joaquin Achucarro"Se in diverse parti del mondo critici musicali, giornalisti, scrivono che ho suonato male, vuol dire che devo fare di più e meglio, tante voci uguali senza essersi messe d'accordo hanno senz'altro ragione. Ma se tutte queste voci dicono che il suono che traggo da pianoforte è bello, allora significa che sono sulla strada giusta".

Il pianista spagnolo Joaquin Achucarro: nativo di Bilbao, vince nel 1959 il Concorso Internazionale di Liverpool nel 1959, debutta a Londra con la London Symphony Orchestra, guadagnandosi la medaglia Harriet Cohen per il migliore debutto dell'anno. Da allora la sua carriera internazionale lo ha portato in 59 paesi, ha suonato con più di duecento orchestre, e collaborato con trecentocinque direttori d'orchestra, tra cui Abbado, Chailly, Metha, Ozawa, Rattle. Da quasi vent'anni è titolare della Cattedra Joel Estes Tate presso la Southern Methodist University di Dallas e, in Italia, è docente ai corsi estivi internazionali dell'Accademia Chigiana di Siena. Ha ricevuto importanti riconoscimenti nella sua patria, la Spagna: nel 1992 il Governo spagnolo lo ha insignito del Premio Nacional de Musica, nel 1996 il Re Juan Carlos gli ha assegnato la Medaglia d'oro delle Belle Arti e nel 2003 la Gran Croce per Meriti Civili. Inoltre, è stato nominato dall'Unesco "Artist for peace 2000".
Le sue caratteristiche principali sono il suono ricercato e avvolgente, che stupisce ogni volta in modo diverso, e la grande onestà intellettuale, che gli è valsa una rara esperienza con il più grande compositore spagnolo del Novecento. Nel 1996, Joaquin Rodrigo (1901-1999), il pianista e compositore cieco dall'infanzia e autore del celebre "Concierto de Aranjuez" per chitarra e orchestra, chiese espressamente ad Achucarro di completare e registrare la revisione del "Concerto per pianoforte". "Per me è stato un grande onore - racconta Joaquin Achucarro - avere da Rodrigo carta bianca per lavorare sul suo Concerto. Ho lavorato con grande rispetto del pensiero originale dell'autore. Fondamentalmente ho modificato solo la scrittura, rendendola più pianistica, ed ho cambiato il finale del secondo e del quarto movimento".
Il Maestro Achucarro ha anche inciso "Goyescas" di Enrique Granados e l'opera completa di Manuel de Falla. Al concerto di Sarre porta un programma vario, con una prima parte dedicata a Beethoven e Bach-Busoni, mentre la seconda immerge nell'atmosfera spagnola, con Albéniz e l'interessante "dialogo musicale" tra due grandi autori come Claude Debussy e Manuel de Falla. "Credo che si debba avere uno spirito per ogni autore - spiega ancora il Maestro - Ogni compositore ha una personalità, un suono che l'interprete deve approfondire e fare emergere". Nel panorama musicale stanno emergendo nuovi talenti, forse qualcuno si fa notare più di altri: "Considero mio figlio spirituale Alessio Bax - risponde Achucarro, riferendosi al pianista barese, enfant prodige diplomatosi con lode a soli 14 anni, e perfezionatosi con lui - è un grande pianista. Ha una profonda capacità di ricerca musicale e del suono. Per me il suono è importantissimo, direi un'ossessione. Il mio scopo è far dimenticare che il pianoforte è uno strumento a percussione, che ha dei martelletti. Voglio invece farne uscire la voce, perché il pianoforte ha un'anima, per me è come un essere vivente. Ma lei sa quanti suoni ha il pianoforte? Il numero di suoni di questo strumento è letteralmente infinito!"
Dopo aver ricevuto tanti riconoscimenti e onoreficenze, qual è ora il progetto di Achucarro? "Ogni giorno è un progetto - risponde prontamente il Maestro - Mi alzo al mattino, affronto un brano musicale: il progetto di quel giorno è riuscire a leggere e interpretare in modo nuovo, vedere qualcosa che prima non si era visto".

Aosta, 4 agosto 2006

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