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[r] Il fado: Mariza e la trasgressione innocente

  • Scritto da Elena Meynet

9 febbraio 2004
Teatro Giacosa
AOSTA

Mariza
Mariza voce
Antonio Neto chitarra classica
Luis Guerreiro chitarra portoghese
Fernando Baptista de Sousa basso acustico





Lei viene da Lisbona, quartiere Mouraria, dove ci sono le "case del fado": le siamo andati incontro ad armi pari, guidati da Armando Teixeira Soares, che viene anche lui da Lisbona, ma dal lato del mare.
Che differenza c'è?
«Mouraria - spiega Armando - è l'antico quartiere dei pescatori, quello più caratteristico: un po' come i vicoli stretti a Napoli».Il paragone ritorna tra le parole di Mariza, quando prima del concerto ci siamo trovati a chiacchierare nel salottino del Teatro Giacosa di Aosta.

«Se dovessi trovare un'altra musica popolare da paragonare al fado, penso proprio che sarebbe la canzone napoletana». Ancora, durante la serata, Mariza cerca di parlare in italiano con il pubblico e di trasmettere l'emozione del suo animo portoghese: «Se penso all'Italia, la sua musica è l'opera: la musica del Portogallo è il fado».
armando e marizaNella chiacchiera pomeridiana, è Armando ad aiutarla (e aiutarci) a trovare le parole giuste. Mariza ha un look particolare, a partire dall'acconciatura, e sul palco sfoggia abiti splendidi, gonne con la sottoveste a cerchio che fa ondeggiare suadente, uno scialle nero nelle cui frange intreccia le dita, zingara innocente, per gioco. Tiene molto all'immagine con cui si presenta, anche sulle copertine dei dischi, perché (cerca le parole, mima un modo di dire portoghese) «anche gli occhi mangiano»!
Durante il concerto, la sua voce scura, vellutata, agile, brillante allo stesso tempo volteggia e gioca sulle note di Caravelas, cui seguono Silêncio, Maria Lisboa, dedicato alla sua città, e poi Menino, Feira de Castro, Barco Negro, Cavaleiro, Hà festa, Chuva, ed infine Sr. Vinho per brindare insieme con un buon vino rosso e Primavera, la sua preferita. A metà, a suggellare il cambio d'abito, la scena viene riempita da sole note strumentali, dove il timbro cristallino della chitarra portoghese, cassa a forma di goccia e dodici corde, gareggia con la chitarra classica e un virtuosistico basso acustico.
Mariza vuole ancora stupire con la sua interpretazione personalissima di Maria Severa, la prima, ottocentesca, cantante di fado; poi coinvolge in un ritmico battere di mani, insegnato e corretto finché non è soddisfatta; infine, porta il suo regalo. «Il fado veramente non si esegue con questi marchingegni moderni»: e posato il microfono, staccati gli strumenti dall'amplificazione, i quattro artisti regalano un indimenticabile "unplugged", la storia infelice di una zingara innamorata che sperava di cambiar vita ed andare a cantare in un posto più bello.
Fado è malinconia, fado è amore, è tragedia: ma è anche Mariza, talento innocente che gioca con la tradizione, esaltandone, candidamente, l'anima più vera.
Un concerto in cui gli applausi durano quasi quanto la musica.
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