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[r] Antonio Manzini: Pista nera

  • Scritto da Elena Meynet

Rocco Schiavone è vice questore ad Aosta, ma si ostina a muoversi anche in alta montagna in loden e calzando Clarks finché non gli capita per le mani una "rottura" che lui definisce "di decimo grado. E forse anche cum laude". Così è, infatti. Gli toccherà seguire una "Pista nera", come il titolo del romanzo di Antonio Manzini pubblicato da Sellerio e nato proprio nei luoghi che descrive.

Al rientro dalla serale battitura delle piste da sci, a Champoluc in Val d'Ayas, un giovane manovratore di gatti delle nevi passa con il mezzo sopra un corpo semi sepolto dalla neve e il giallo si apre, con incroci fra la Valle d'Aosta e sospette collusioni mafiose.
Roma gli manca, ma ne è stato allontanato: di Schiavone sappiamo poco, il personaggio ci piace, con il suo mix di correttezza e maniere "alternative". Ottiene quel che vuole e si fa rispettare, eppure i suoi sogni difficilmente si realizzeranno: la casetta in Provenza, la sua casa romana, restano lontani.
Il perché del trasferimento si può intuire, il ménage famigliare segnato da piccoli riti affettuosi è meno chiaro e solo il finale aggiungerà il tassello giusto, in attesa del seguito.
Intanto, in questa Valle in cui alla fine tutti si conoscono e sono un po' parenti, il mistero si dipana, incrociando metodo classico di indagine e alta tecnologia. In parallelo, continuano le operazioni straordinarie, assieme ad amici vecchi e nuovi, come il candido Italo Pierron, che di Roma ha visto poco o nulla e ricorda solo il troppo inquinamento che gli ha fatto male. Al momento giusto, in ogni momento giusto della vicenda, però, il giovane valdostano sa farsi apprezzare dal suo capo, di cui diventerà a poco a poco amico fidato.
Ha un bel piglio narrativo, Manzini, complici l'aver seguito le lezioni di Andrea Camilleri all'Accademia d'arte drammatica, l'amicizia e la collaborazione con Niccolò Ammanniti,  le molte esperienze come attore (l'ispettore Tucci in Linda, il brigadiere e... e Serpico in Tutti per Bruno) e sceneggiatore (Il siero della vanità di Alex Infascelli del 2004 e Come Dio comanda di Gabriele Salvatores del 2008). Contano molto, però, l'innata capacità di raccontare, la cura della parola assieme all'originalità di un linguaggio che si presta all'accento "di borgata" così come all'atmosfera onirica.
A quando il seguito delle avventure di Rocco Schiavone? «Quando avrò tempo», risponde Manzini.

Antonio Manzini: Pista nera
2013, Sellerio
288 pagine, 13 euro


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