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Ecoterrorismo e orrori familiari alla Biennale Cinematografica 2013

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli

La folta pattuglia di film Usa sta innalzando senza dubbio il livello del concorso ufficiale. Kelly Reichardt torna a competere per il Leone d’Oro dopo tre anni, con il fortemente politico “Night Moves”. Vicenda di tre ambientalisti radicali che si mettono insieme per realizzare un atto estremo, l’esplosione della diga di una centrale idroelettrica, convergendo da mondi diversi. Josh (Jesse Eisenberg), introverso leader del gruppo, è un militante ecologista autodidatta che lavora in una fattoria biologica; Dena (la star di Twilight Dakota Fanning) proviene da ottima famiglia, di cui rifiuta le convenzioni borghesi e ne fugge per abbracciare le ideologie radicali; Harmon (Peter Sarsgaard)è un ex marine pentito. Il plot si sviluppa in una prima ora di lenta preparazione e messa in atto dell’attentato, dando il tempo di penetrare nei tre personaggi, profondamente diversi fra loro e legati solo da un unico ideale. Basterà? In azioni a così alto rischio, ogni imprevisto ha costi altissimi, per alcuni, insostenibili. La vicenda sfugge di mano e vira verso il thriller, abile espediente per catturare l’occhio del pubblico e interrogarlo su quanto certe scelte estreme siano sostenibili e fino a dove chi le compie possa e debba spingersi. Il tema del gruppo che si innerva di contraddizioni, gelosie e sospetti fino a scoppiare, era già presente nella carovana di pionieri che la regista statunitense aveva portato a Venezia tre anni fa in Meek’s Cutoff, salutato ottimamente da critica e pubblico ma mai uscito nelle sale italiane. Speriamo che questa volta i nostri distributori mostrino uno sguardo lungimirante, tanto più che la pellicola rientra a diritto fra i candidati a più di un premio. Che potrebbe andare a Jesse Eisenberg, qui alla sua migliore interpretazione in carriera. Scordiamoci l’Eisenberg sociopatico ma ironico fino al cinismo di “The Social Network” o il timido mago-divo visto da poche settimane nel fortunato “Now you see me”. Qui di sorrisi e battute neanche l’ombra. Resta un personaggio tanto impenetrabile dai suoi prossimi quanto evidente allo spettatore nel suo disagio interiore, portato avanti con grande attenzione e riflesso nell’ultima scena. Film scomodo, che da Venezia volerà al Festival di Toronto ma che non a caso deve ancora trovare un distributore pure negli States.
Ancor più politico il film fin qui sorpresa del concorso, il greco “Miss Violence”, di Alexandros Avranas. Quadro di famiglia che prende il via nel giorno del compleanno di Angeliki, 11 anni. Taglio della torta, musica di Leonard Cohen per ballare con l’amorevole nonno, cappellini e trombette. Due minuti dopo, la festeggiata scavalca la ringhiera del balcone e si getta nel vuoto. Attirando l’occhio sul composito nucleo familiare, nonni, madre e quattro bambini di padre ignoto. Situazione già nota ai servizi sociali, che aumentano la sorveglianza dopo la morte della bambina. Il nonno pare mettercela tutta per sostenere le sorelline della scomparsa (Alkmini, Myrto), e il fratello (Filippo), dato che la loro madre pare incapace di reggere l’urto e assiste inerte a tutto ciò che le passa davanti. Ma perché Angeliki si è uccisa? Il crescendo accelera progressivamente. Secondo un cliché ormai classico, per anni cavallo di battaglia del cinema scandinavo, ogni quadretto familiare a tinte pastello nasconde verità orribili. Che vengono messe in luce un tassello per volta da una regia sapiente, lenta, costruita su inquadrature fisse sui volti dei protagonisti, fra cui spicca Eleni Roussinou, la madre, prima vittima della propria famiglia. L’incedere della storia porta a galla la condizione multiproblematica del gruppo, lasciando volutamente sospese le relazioni affettive e familiari (chi è il padre dei bambini?) fra i vari soggetti. Con espresse citazioni alla tragica attualità in cui è impantanata la Grecia, vedi il nonno che, perduta la pensione, trova impieghi precari a 500 euro al mese. E gli indisponenti e ottusi ispettori dei servizi sociali, che perlustrano la casa senza accorgersi della realtà, cosa sono e non la calzante metafora di quelli UE che hanno posto il paese dentro al baratro?

@il_trillo

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