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[r] Alla Pergola prima nazionale di Una pura formalità, con Glauco Mauri e Roberto Sturno, da Tornatore

  • Scritto da Enrico Zoi

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Una pura formalità è uno dei più bei film degli anni '90 del secolo scorso, un piccolo grande capolavoro di Giuseppe Tornatore e dei suoi interpreti principali: Gérard Depardieu, Roman Polanski e Sergio Rubini.

Oggi, a vent'anni di distanza dall'uscita della pellicola nelle sale, Glauco Mauri, in prima nazionale alla Pergola di Firenze, riprende a teatro la storia del celebre scrittore Onoff (Roberto Sturno), il quale, dopo aver vagato nel bosco in una sera piovosa, approda a quello che sembra a tutti gli effetti un commissariato, per scoprire che è stato commesso un delitto e di esserne accusato.
In quella lunga notte, Onoff prova a ricordare, aiutato dal commissario (Glauco Mauri). I colpi di scena si susseguono, fino alla verità svelata nel finale. Sturno e Mauri lavorano insieme da oltre trent'anni e si vede. L'intesa fra i due attori, accompagnata da una bravura che è quasi pleonastico sottolineare, è il valore aggiunto ai loro dialoghi, al percorso esistenziale in forma di interrogatorio alla ricerca della memoria affrontato da Onoff, all'inquietudine della figura del commissario-accompagnatore, all'umida glacialità della scenografia, ai ricordi e ai rimandi letterari, da Franz Kafka a Fëdor Dostoevskij.
L'insieme funziona. Anzi no. Funzionerebbe se non ci fossero alle spalle un film (e che film!) e un regista (e che regista!).
«L’intensità del racconto, il suo ritmo, illuminato da emozionanti colpi di scena, una razionale e al tempo stesso commossa visione della vita – dice Glauco Mauri – mi hanno spinto, in pieno accordo con Tornatore, ad una libera versione teatrale. Già il film ha una sua struttura sospesa fra cinema e teatro e questo mi ha molto aiutato nel lavoro. E come negli 'incontri' fortunati, la storia così magnificamente raccontata nel film, ha fatto germogliare in me emozioni inaspettate che diventavano sempre più mie».
Non ce ne voglia il grande attore pesarese, ma il limite della sua operazione sta proprio in questo passaggio. Nella trasposizione del racconto dal cinema al teatro qualcosa è andato lost in translation, ovvero perso nella traduzione. Infatti, l'aver egli «cercato di far rivivere tutta la forza drammatica della sceneggiatura – sono parole dello stesso Mauri - modificandone quelle parti che si presentavano con connotati troppo cinematografici» spoglia Una pura formalità della sua stessa essenza di opera ricca e complessa, capace di raccontare una tragedia umana con l'intensità della più alta narrazione filmica, di cui Tornatore è uno degli esempi migliori, travestita e felicemente integrata con una componente teatrale, che mai prevale se non nell'apparenza.
Il film del regista siciliano, pur presentandosi come la sua opera forse meno evidentemente spettacolare, ha in sé comunque la natura del cinema vero: l'azione di sfrondatura operata da Mauri semplifica il tutto in un'eccellente esilità assente nell'originale visto sul grande schermo. Si perdono così il coro dei personaggi, l'avvolgente ossessione dello sguardo registico, il pathos più intimo della vicenda. Tutti ingredienti non esclusivamente filmici che l'indubbia maestria, l'esperienza e la padronanza dello spazio e del tempo teatrali del duo Mauri-Sturno riescono a restituire solo in parte.
Tradurre per il palcoscenico Una pura formalità non è una pura formalità.


dal 28 gennaio al 2 febbraio 2014
Teatro della Pergola
FIRENZE


Prima nazionale. Glauco Mauri e Roberto Sturno in
Una pura formalità, dal film di Giuseppe Tornatore.

Versione teatrale e regia Glauco Mauri, e con Giuseppe Nitti, Amedeo D'Amico, Paolo Benvenuto Vezzoso, Marco Fiore.
Scene: Giuliano Spinelli.
Costumi: Irene Monti.
Musiche: Germano Mazzocchetti.
Produzione Compagnia Mauri Sturno, in collaborazione con la Fondazione Teatro della Pergola.


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