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[r] Alessandro Haber interpreta Bukowski

  • Scritto da Gaetano Lo Presti

Lunedì 16 febbraio - Theatre De La Ville AOSTA

Le altre date:
fino al 29 febbraio - Teatro dell'Elfo MILANO
2 marzo - Teatro comunale LUMEZZANE (BS)
3 marzo - Teatro Magnani FIDENZA
4 marzo - Teatro accademico CASTELFRANCO VENETO (TV)
5 marzo - Teatro comunale THIENE (VI)
6 e 7 marzo - Teatro Verdi PISA
10 marzo - Teatro Alfieri ASTI
dall'11 al 13 marzo - Teatro Puccini FIRENZE
16 marzo - Teatro Gonzaga BAGNOLO (RE)
17 marzo - Teatro Dadà CASTELFRANCO E. (BO)
18 marzo - Teatro comunale OSTELLATO (FE)
19 e 20 marzo - Teatro Storchi MODENA
24 e 25 marzo - Arena del Sole BOLOGNA
26, 27 e 28 marzo - Teatro Ariosto REGGIO EMILIA
dal 30 marzo al 4 aprile - Teatro Bellini NAPOLI
dal 6 al 10 aprile - Teatro Gobetti TORINO
14 aprile - Teatro della società LECCO
16 aprile - Teatro Verdi TERNI

BUKOWSKI CONFESSIONE DI UN GENIO
Regia e drammaturgia
Giorgio Gallione
Alessandro Haber - Bukowski
con ALESSANDRO HABER
musiche di Velotti - Battisti jazz ensemble
canzoni di Giuseppe Fulcheri
luci di Jean Claude Asquié
elementi scenici di Lorenza Gioberti
costumi di Guido Fiorato
in collaborazione con minimum fax


Lo scriveva, proprio, Bukowski: siamo tutti destinati ad essere qualcosa. E il cinquantasettenne Alessandro Haber ne è l’esempio lampante: lui non avrebbe potuto fare altro che l’attore. «C’ero votato.- ammette, infatti- non credo tanto alle scuole o agli insegnanti, uno, attore, c’è o non c’è. In me non si sa mai dove cominci l’uomo e dove finisca l’artista, il che mi porta a mostrare quell’entusiasmo ed irruenza che, purtroppo, mi hanno spesso creato attorno diffidenza».

E mentre ce lo dice, nel camerino del Theatre de la Ville di Aosta, è già quel mix esplosivo di passione, ironia, trasgressione e, perché no, nevrosi che di lì a poco ne farà il perfetto alter ego dello scrittore maudit americano in Bukowski, confessione di un genio, rappresentato il 16 febbraio per la rassegna Scenario Sensibile.
«Sono molte le cose che mi accomunano a Bukowski - continua- innanzitutto il grande amore per il lavoro che facciamo. Lui diceva che del successo e del denaro non gliene fregava niente, l’importante era potersi esprimere attraverso il suo lavoro. Per me vale la stessa cosa: sono un malato cronico di Teatro, ed è l’unica malattia che invece di farti morire ti fa vivere. E, poi, anche a me piacciono le donne, la musica, giocare, bere…». Tracce di vita emozionale che sul palco del De la Ville, trasformato in una caotica camera d'albergo, sono riaffiorate attraverso bottiglie più o meno vuote, letti disfatti, dischi rotti, sedie sfondate e una miriade di statue di gatti randagi. Il tutto legato dal filo dei ricordi di Haber-Bukowski, che con maestria è passato da invettive pungenti a tenerezze inaspettate con lo spudorato smarrimento di una bestia con unghie per graffiare che accarezzano. Arrivando al punto di mostrare al pubblico il sedere, per, poi, urlargli: vi prego siate deboli, non siate furbi.
Perfetto strumento solista, con la sua voce fumosa ed i suoi ritmi sincopati, per le musiche del Velotti-Battisti jazz ensemble che hanno contrappuntato lo spettacolo: «E’ stato, proprio, Luca Velotti a chiamarmi due anni fa per un reading (lettura:n.d.r.) che inaugurasse l’estate parmense. Mi ricordavo di aver letto delle cose forti di Bukowski, per cui ho accettato. Ho preso il faldone che mi aveva dato da leggere e ne ho fatto una selezione molto istintiva. Poi l’ho lasciato lì fino al giorno dello spettacolo. L’ho riletto per la prima volta sull’Eurostar che da Roma mi portava a Parma. Alle sette, al soundcheck, ho conosciuto gli altri musicisti, e alle nove, nel Cortile Saffi, ad aspettarmi c’erano mille persone ed un assessore che ha fatto una pippa su di me parlando di attore trasversale, eclettico, vulcanico… Ha finito dicendo: chissà questa sera come ci sorprenderà Haber... Allora sì che me la sono fatta sotto, visto che non avevo provato. Sono, comunque, salito sul palco ed ho improvvisato un reading incredibile che ha entusiasmato il pubblico. Ho capito, così, la forza che poteva scaturire dall’unione di Bukowski con Haber. Anche perché in un’epoca di buonismo, come la nostra, fa effetto una voce che si scaglia contro il perbenismo borghese e un mondo che vive di accumulo, di arraffamento, di morti ammazzati in guerra».Haber in scena
Con il suo personalissimo oscuro vibrato (reso ancora più cavernoso da una laringite curata fumando) Haber ha interpretato, anche, quattro canzoni inserite nel suo terzo Cd Il sogno di un uomo: «Il mio sogno è fare dei concerti come chansonnier. Per fare capire all’Italia che canto l’ho presa alla larga, perché qui viviamo di steccati ed è difficile mettersi in gioco in settori diversi dal proprio. In Francia, negli Stati Uniti, invece, tutto è più aperto, ed è più facile che un attore faccia il cantante e viceversa». La musica dovrebbe, invece, essere uno degli elementi indispensabili della valigia dell’attore. Che, poi, è, anche, il titolo della sua canzone più famosa, scrittagli addosso da Francesco De Gregori e contenuta in Haberrante, il cd d’esordio. «Mi è sempre piaciuto cantare, ed avevo dei cavalli di battaglia - come “Sapore di sale”, “Mi sono innamorato di te”, “A chi” - che interpretavo a modo mio. Finchè non ho conosciuto il cantautore Mimmo Locasciulli che, dopo che ha scoperto che cantavo, mi ha invitato, come ospite, ad un suo concerto all’estate romana che è stato un successo incredibile. Dopo qualche mese ci siamo ritrovati a cena con Francesco De Gregori.
Ad un tratto, alla fine della serata, Mimmo gli ha detto: vorrei farti sentire un cantante che voglio produrre. Ed è partito con la mia registrazione di “Mi sono innamorato di te”. Ammazza come canta questo, ma chi è? disse Francesco. E Mimmo: è Haber. Ma no!!! Ed io, cogliendo la palla al balzo: me la scrivi una canzone? Accettò e, così, nacque “La valigia dell’attore”. Un’altra canzone me la scrisse, poi, Enrico Ruggeri, una Mimmo Locasciulli, una Fabrizio Bentivoglio, una il regista Paolo Virzì... Tutti pezzi confluiti in “Haberrante”. Le canzoni de “Il sogno di un uomo” sono, invece, di Giuseppe Fulcheri, un giovane musicista che ha composto la colonna sonora di Scacco Pazzo, il mio primo film da regista, la mia ennesima, nuova, eccitante sfida».

Gaetano Lo Presti
(da “La Vallèe Notizie” del 21 febbraio 2004)

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