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Sin City 3D: sotto il vestito quasi niente, nonostante Una donna per cui uccidere

  • Scritto da Enrico Zoi
Dalla locandina del filmQuattro le storie che si intrecciano in questo atteso secondo capitolo della saga di Sin City, Sin City 3D–Una donna per cui uccidere, tratto dai graphic novels di Frank Miller e diretto dallo stesso fumettista statunitense e dall'amico, e seguace di Quentin Tarantino, Robert Rodriguez, reiterando la formula del film del 2005, al quale partecipò anche il Maestro di Kill Bill, e sostanzialmente anche il cast, o quasi. Le storie che qui si intrecciano e si susseguono ci raccontano di Dwight (Josh Brolin), che prova a non liberare il mostro che è in lui esercitandosi nel self control, con esiti positivi finché non torna lei, l’amata Ava (Eva Green), che sembra chiedergli aiuto contro il sadico marito Damien Lord (Marton Csokas) e il suo angelo custode, il picchiatore Manute (Dennis Haysbert). In realtà, la verità sarà un'altra. C'è poi Marv (Mickey Rourke), senza orario e senza bandiera, mina vagante imprevedibile e pericolosa, violento per scelta esistenziale. Johnny (Joseph Gordon-Levitt) è un illusionista e accanito giocatore d’azzardo, che cerca nella sfida del gioco una rivalsa che non troverà. Infine, Nancy Callahan (Jessica Alba), ancora a lutto per aver perso l’uomo che amava, John Hartigan (Bruce Willis), insegue a sua volta una ragione di vita e un riscatto nella vendetta.
Con il suo bianco e nero più nero che bianco e le poche lucciole di colore, Sin City 3D replica pedissequamente la poetica del primo capitolo di nove anni fa. Ne nasce un'estetica della violenza vuota, frutto di un compiacimento quasi sospetto, come se i brividi che le immagini evocano in entrambe le pellicole fossero le manifestazioni di un orgasmo più fisico che cinematografico.
L'esplicitazione dei limiti di ambedue i film appare chiara da un paio di considerazioni sui registi. Robert Rodriguez, amico e seguace di Tarantino, ha solo raramente la statura narrativa e filmica del fratello maggiore e palesa qui i confini oltre i quali non sa e probabilmente nemmeno desidera andare. Dal tramonto all'alba resta per noi la sua opera migliore. Con Frank Miller, fumettista indubbiamente geniale, ce la caviamo con una battuta risparmiandogli letture sociologiche o approfondimenti dei suoi graphic novels, che potrebbero essere impietosi: in alcuni suoi ritratti fotografici, egli prova ad assomigliare al Freddy Krueger di Nightmare, così come la trascrizione filmica dei suoi disegni si sforza, nel capitolo 3D, di replicare l'indubbia originalità dell'immaginario partorito con il primo Sin City.
Tentativo a nostro avviso fallito.
Sì, perché cosa porta di nuovo alla causa del buon cinema questo film del 2014? L'aggiunta del 3D, nient'altro. Nemmeno presa in considerazione la possibilità di sfruttare le potenzialità della tecnica con qualche soluzione inedita. Evidentemente, tra la fatica di pensare strade diverse e un usato sicuro messo a nuovo, i registi hanno scelto la seconda opzione, una sorta di manierismo della violenza meno oneroso e
forse più redditizio. C'è da dire che i figliocci di Tarantino non sono praticamente mai all'altezza del Maestro: attingono alle sue stesse radici, ma non escono da un sottoterra che, almeno in questo caso, ha ben poco del buon vecchio underground.
In sintesi, sotto il (bel) vestito (quasi) niente.

Sin City 3D – Una donna per cui uccidere 
di Frank Miller e Robert Rodriguez
Con Mickey Rourke, Jessica Alba, Josh Brolin, Joseph Gordon­Levitt, Rosario Dawson, Bruce Willis, Eva Green, Powers Boothe, Dennis Haysbert, Ray Liotta, Stacy Keach, Jaime King, Christopher Lloyd, Jamie Chung, Jeremy Piven, Christopher Meloni, Juno Temple, Marton Csokas, Jude Ciccolella, Julia Garner, Lady GaGa.
Titolo originale Sin City: A Dame To Die For. Thriller. Durata 102 minuti. Usa, 2014.

@il_trillo

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