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[r] Franchestain di Replicante Teatro

  • Scritto da redazione

3 dicembre 2003
Auditorium comunale del Villair di QUART (Aosta)

Le altre date:
11 marzo 2004, ore 10.30 Théatre la Ville AOSTA
18 marzo 2004, ore 10.30 Auditorium Ipr SAINT VINCENT (Aosta)
20 marzo 2004, ore 10.30 Auditorium comunale NUS (Aosta)

con
Andrea Damarco
regia
Lilliana Nelva Stellio


















Testo e drammaturgia di Andrea Damarco
Luci e scenografia di Lilliana Nelva Stellio
Realizzazioni sceniche di Alessandro Damarco e Cesare Marguerettaz
Ricerca musicale di Andrea e Alessandro Damarco



C'era un uomo solo sul palco: il suo nome era Andrea Damarco, e si è clonato in un mostro. E che mostro: Frankenstein, il più inquietante tra quelli creati in letteratura!
Il suo Franchenstain (questo il titolo, storpiato, del monologo) non è stato, però, il bamboccione tutto grugniti e barcollamenti cui ci ha abituato il cinema, né ha avuto la zavorra della morale un pò bacchettona dell’autrice Mary Shelley (che, nel 1816, spiegava che il mostro «era spaventoso, perché spaventoso in modo supremo sarebbe stato il risultato di ogni tentativo umano di parodiare lo stupendo meccanismo del Creatore del mondo»).

 

Con Damarco Franchenstain è diventato, invece, Energia. La pura, esplosiva, liberissima Energia che è alla base di ogni creazione umana. Quella teatrale, come quella, letteraria, che nel libro porta lo scienziato Victor Frankenstein a illudersi di creare l'uomo immortale assemblando pezzi di cadavere. Anziché fisicamente, Damarco il collage lo ha fatto con vari dialetti popolari, creando una sorta di gramelot che gli ha permesso di risalire all'essenza primordiale (e, quindi, universale) del personaggio. «Così m'han fato: groso e bruto - ha recitato - ma io di dentro conservo cose bele. E noi siamo o non siamo le cose che portiamo dentro».
Lo siamo sì. Dentro di noi c'è l'Inferno, l'Ombra, che in Franchenstain è scatenata dal rifiuto del mondo verso la sua diversità. Ma dentro di noi c'è, anche, l'armonia del Paradiso perduto. Per cui se da una parte lo spettacolo ha celebrato le nostre paure, dall'altra è stato uno struggente canto di speranza («la vita è bella, e tutta da godere: anche in questo stupido corpo»).
Appassionata e con grandi escursioni termiche, è stata la prova solistica del trentacinquenne Damarco, che, dopo tre lustri di carriera, ha raggiunto la piena maturità di interprete, trasformandosi nello specchio deformante del mostro che si annida in ogni spettatore. Intorno a lui l'essenziale allestimento di Lilliana Nelva Stellio ha sublimato i temi del testo in azzeccate suggestioni sceniche come il cantiere aperto (l'Energia creatrice), i rozzi macchinari (la Scienza), il piccolo cimitero di croci (simbolo di beffarda ribellione alla morte).

Gaetano Lo Presti
La Vallée Notizie

@il_trillo

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