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Still Alice, nell'abisso dell'Alzheimer insieme a Julianne Moore

  • Scritto da Enrico Zoi
La storia di Still Alice è tragicamente semplice: Alice Howland (Julianne Moore) è una donna soddisfatta della propria vita. Professoressa di linguistica alla Columbia University di New York, ha tre figli e un marito che la amano, e un'esistenza ricca di ricordi lieti. Appena cinquantenne, viene però colpita da una forma rara e precoce del morbo di Alzheimer e tutto inizia a sgretolarsi e a perdersi. Gli indizi diventano gradualmente episodi che confermano la terribile diagnosi, finché Alice rivela al proprio sposo (Alec Baldwin) la verità e l'angoscia che ella prova di fronte a una malattia che sa bene avanzerà inesorabilmente, con l'aumento delle difficoltà nel linguaggio e della perdita della memoria. La resistenza di Alice inizia qui.
Still Alice, diretto da Richard Glatzer e Wash Westmoreland, che riducono per il grande schermo l'omonimo romanzo del 2007 della neuroscienziata Lisa Genova, è essenzialmente Julianne Moore. L'attrice di Fayetteville (Carolina del Nord) ha già vinto il Golden Globe per questo ruolo ed è candidata all'Oscar come migliore attrice protagonista. Riconoscimenti ottenuti e in progress ampiamente meritati. D'altronde, un personaggio come quello di Alice richiedeva obbligatoriamente una grande interprete. Viene alla mente il bel film di Pupi Avati, Una sconfinata giovinezza (2010), in cui toccava all'eccellente e versatile Fabrizio Bentivoglio rendere da par suo la figura del giornalista sportivo Lino Settembre alle prese con la tragica fuga di notizie personali del proprio Alzheimer.
Non cerchiamo paragoni, ma, trattandosi di un argomento che non abita frequentemente nelle sale cinematografiche e avendo nel cuore una pellicola validissima e recente come quella del regista bolognese, non possiamo non svolgere una piccola riflessione comparativa.
Il problema di Still Alice è che, rispetto all'affresco insieme intimista e realista di Avati, che rendeva giustizia anche al mondo che circonda chi è inaspettatamente e prematuramente colpito dall'Alzheimer, il film della coppia Glatzer-Westmoreland, che si ripresenta al pubblico dopo opere quali Quinceañera (2006) e The Last of Robin Hood (2013), ricorre praticamente alle sole leve della Moore, lasciando a tutto il resto, società e altri interpreti, la funzione dei comprimari che esistono solo di riflesso alla protagonista. Il che, seppur giustificato dalla fonte narrativa, limita lo sguardo poetico che si poteva e si doveva dare all'universo pur sempre esistente intorno a chi soffre della tremenda patologia scoperta, nel 1901, dallo psichiatra tedesco Alois Alzheimer, insieme, sebbene non lo sappiano in molti, al collega italiano Gaetano Perusini, che con lui la ufficializzò nel 1910. Unica eccezione (o quasi), tornando al film, il rapporto, non originalissimo, tuttavia efficace, di Alice con la figlia più ribelle, Lydia (Kristen Stewart).
Il risultato è un'opera di buon livello, costruita, parafrasando un tormentone pubblicitario di una banca, intorno a Julianne Moore, dotata di spalle ampiamente robuste per reggere scena e peso della storia, un racconto privo di approfondimenti che si avvale di una bella colonna sonora, ad accompagnare con dolcezza il viaggio di Alice nel paese di insondabili e atroci meraviglie.
 
Still Alice
di Richard Glatzer e Wash Westmoreland.
Con Julianne Moore, Kristen Stewart, Alec Baldwin, Kate Bosworth, Hunter Parrish.
Drammatico. Durata 99 min. Usa 2014 - Good Films. In sala dal 22 gennaio 2015.

@il_trillo

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