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Se Haber è Freud e Boni diventa Il visitatore - Dio

  • Scritto da Elena Meynet
Alessio Boni ed Alessandro HaberPensa se Dio venisse a trovarti la sera in cui devi prendere una decisione difficile, tra la vita e la morte: viene a parlare niente di meno che con Sigmund Freud, in casa sua, non per convertirlo, ma per amore. Storicamente è la sera del 22 aprile 1938, in una Vienna che deve ancora metabolizzare l'annessione dell'Austria al Terzo Reich, gli ebrei malmenati e portati via, assieme ad altri "diversi", in campi "da cui non tornano più". Il buon senso della figlia Anna non riesce a smuovere il dottor Freud, ebreo che non si è mai sentito tale, a convincerlo a firmare un documento richiesto dalla Gestapo e finalmente andarsene via, prima di essere costretti a fuggire. 
La storia si mescola alla riflessione personale nella commedia del francese Eric-Emmanuel Schmitt "Il visitatore", scritta nel 1993 e negli ultimi vent'anni rappresentata in Italia solo una volta. Valerio Binasco si affida ad Alessandro Haber ed Alessio Boni, affiancati da Francesco Bonomo e Nicoletta Robello Bracciforti, per attuare la continua alternanza fra pensiero ed azione, riflessione e follia, domande e risposte mancate, con cui Schmitt intesse una trama che intreccia i temi fondamentali della filosofia e della religione con la battuta e il sorriso. «Non ho padre né madre, non ho sesso e non ho sogni», dice il misterioso visitatore a Freud che, alla fine, vorrebbe psicanalizzarlo ma a queste condizioni non può. 
La parola è importante, le grandi domande sull'uomo e su Dio non hanno (e non possono avere) una risposta definitiva, eppure anche in un teatro di provincia fa dimenticare le poltrone strette ed i riflessi su vetri inopportuni, di fronte a due personaggi che riempiono la scena. Haber è un Freud ormai malato, con una tossetta che denuncia il tumore alla gola, una camminata rigida e una mano tremolante che denunciano l'età. Boni è il visitatore, agile, folle, rannicchiato o disteso su tavoli, sedie, pavimenti, unico negli abbracci al suo interlocutore incredulo. La scena è tagliata a metà, luce e arredi contro buio e vuoto, conscio e inconscio, pieni della presenza dei due grandi attori: «E' merito di Binasco, il regista - ci racconta Boni dopo lo spettacolo - Questa resta pur sempre una commedia, i testi "pesanti" sono altri. Qui c'è sempre spazio per il sorriso, la battuta, l'ironia». Intanto il testo ad ogni svolta del ragionamento colpisce nel segno: il dio annoiato perché "ho fatto tutto, sono tutto", l'uomo troppo pieno di sé che si autodistrugge, il divino che vuole entrare nell'umano attraverso la libertà e l'amore, il profondo conoscitore della psiche che invoca il miracolo. 
Bravi tutti e quattro gli attori. Impagabile Alessio Boni, bello e atletico, che, fra una replica e l'altra, si ritaglia una giornata sulle nevi fresche di La Thuile (Aosta) e un po' di sauna, prima di tornare in scena agile nel corpo quanto nel parlare, con la voce che si adegua al tono forte e rauco del suo interlocutore. E poi c'è lui, Alessandro Haber. Per due ore il pubblico non gli stacca gli occhi di dosso, beve le sue parole, segue ogni mossa, si immedesima nella sua rabbia e nei suoi dubbi (solo di scena?). L'applauso alla fine non finirebbe più e lui sa come sigillare l'amore profondo e reciproco con platea e galleria: chiama una signora dalla prima fila e le stringe la mano, fa segno che è un grazie simbolico e per tutti.
Eccolo il miracolo della fede mancata: il miracolo del teatro.
 
27 e 28 gennaio 2015
Saison culturelle, Teatro Splendor, via Festaz
AOSTA

Il visitatore
di Éric-Emmanuel Schmitt
traduzione, adattamento e regia Valerio Binasco 
con Alessandro Haber e Alessio Boni
e con Nicoletta Robello Bracciforti, Alessandro Tedeschi 
musiche Arturo Annecchino 
scene Carlo De Marino 
costumi Sandra Cardini

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