A+ A A-

Cercando segnali d'amore nell'universo: il patchwork Luca Barbareschi

  • Scritto da Enrico Zoi
Luca BarbareschiLuca Barbareschi, un anno e pochi mesi al suo sessantesimo compleanno, festeggia i suoi primi quarant'anni di carriera... "Cercando segnali d’amore nell’universo", spettacolo nel quale, muovendosi come un "ET" che telefona a più case o come l'Extraterrestre di Eugenio Finardi, si rivela un valido one man show e si appropria della scena facendola coincidere con l'altra scena, quella più importante, quella della vita. Insieme a lui il quintetto jazz dell'amico Marco Zurzolo. La regia è di Chiara Noschese. Il patchwork è servito. Lo show di Barbareschi rovescia sullo spettatore l'ego del suo autore/interprete con una buona abilità integrativa delle mille componenti di un'esistenza intensa, avventurosa e segnata, nell'infanzia, da momenti di gravissima difficoltà. C'è musica, c'è teatro, c'è danza. C'è Giuseppe Tomasi Di Lampedusa accanto a Father and Son di Cat Stevens, James Taylor a braccetto con William Shakespeare, Chico Buarque che si alterna a Wolfgang Amadeus Mozart e a 25 or 6 to 4 dei Chicago, David Mamet che affiora al fianco di Simon & Garfunkel.
Cercando segnali d’amore nell’universo è insieme Via Crucis e Tutto Barbareschi in 120 minuti, parafrasando lo spettacolo di Alessandro Benvenuti dedicato al Bardo di Stratford upon Avon, o minuto per minuto, se ci orientiamo nella similitudine verso una nota trasmissione radiofonica dedicata al campionato di calcio, in cui il protagonista è sia angelo del bello, dell'inverosimile e del verosimile che ci fa vivere il teatro, sia simpatico Babadook delle nostre dimensioni oniriche, positive o negative che siano. Essere trasportati così in un sogno lungo non un giorno ma due ore e passa è un modo di fuggire in una realtà altra, che è contemporaneamente quella del teatro e di uno straripante Barbareschi. Un po' monologo, un po' fiumi di parole alla Jalisse, l'one man show si colloca nell'àmbito della cultura nazionalpopolare e si divide in più direzioni, alcune pregevoli, altre meno nobili, più boccaccesche che ironiche. A volte pure troppi i rivoli di questo spettacolo: una varietà un po' dispersiva che si giustifica solo con la molteplicità di esperienze vissute dal protagonista.
All'uscita, mentre i commenti degli spettatori si dividono fra il «ma quant'è bravo» e «è uno spettacolo da teatro tenda, non da Pergola», ti chiedi se uno dei pregi della serata appena trascorsa non sia proprio nell'indubbia presenza scenica e nel sicuro coinvolgimento di Barbareschi, che si cala alla Fregoli nei suoi vari possibili ego, con il valore aggiunto di avere scombinato qualche carta sulla tavola di un palcoscenico a volte eccessivamente classico. Può questo condurre verso un giudizio positivo? Cerchiamo segnali di risposte nell'universo.
 
Teatro della Pergola (Firenze).
Casanova Teatro presenta Luca Barbareschi in "Cercando segnali d’amore nell’universo", di Luca Barbareschi.
Regia Chiara Noschese.
Con "Marco Zurzolo 5tet", Marco Zurzolo sax, Mario Nappi piano, Antonio Murro chitarra e voce, Diego Imparato contrabbasso, Gianluca Brugnano batteria.
Musiche e arrangiamenti Marco Zurzolo.
Direttore di scena Raffaele D’Alesio.
Light designer Giuseppe Filipponio.
Datore luci Claudio Amadei.
Fonico Carlo Romitelli.
Microfonista Giulia Giuffrida.
Amministratore Giancarlo Mastroianni.
Assistente alla regia Daniele Foresi.

@il_trillo

per scrivere a iltrillo.eu invia una mail a info@iltrillo.eu o contattaci sui nostri profili "Twitter""Facebook".