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Dalla Cineteca di Bologna, l'Amarcord di Federico Fellini tornato a nuova vita

  • Scritto da Enrico Zoi
Amarcord è uno dei più importanti film di Federico Fellini. Esce nel dicembre del 1973 e fa incetta di premi, su tutti l'Oscar del 1975, senza registrare praticamente alcuna critica negativa. Il titolo diventerà negli anni un neologismo della lingua italiana, senza tradire la locuzione romagnola originaria che ispirò il Maestro di Rimini.
E Amarcord è un album di ricordi, veri o presunti, di Fellini. L'epoca sono gli anni '30 del '900, i suoi miti, il fascismo, i legami familiari, i personaggi strani della provincia italiana, le facce, le parate mussoliniane, il mondo della scuola con le irrisioni dei professori e i primi pruriti adolescenziali, la ninfomane di paese, l'incredibile personaggio di Gradisca, l'arrivo al Grand Hotel dell'emiro arabo e della sue cento mogli, lo zio materno donnaiolo e nullafacente e lo zio paterno matto e voglioso di compagnia femminile, il padre severo, le liti familiari, i poeti e i musicisti di strada, la Mille Miglia, l'attesa del passaggio del transatlantico Rex.
Il tutto, non accompagnato, bensì legato anima e corpo alle straordinarie musiche di Nino Rota, indispensabili.
Il filologico restauro realizzato dalla Cineteca di Bologna, con il sostegno di yoox.com e il contributo del Comune di Rimini, in collaborazione con Cristaldi Film e Warner Bros., ci restituisce il lirismo, l'ironia e i colori di Amarcord nella loro pienezza e nel loro intimo calore.
A visione avvenuta, riconosciamo la grandezza della poetica felliniana e delle modalità con cui essa si incarna in questo film di 42 anni fa non nell'attualità del capolavoro. Amarcord non è attuale: la sua qualità numero uno è l'essere invecchiato bene, come ogni whisky scozzese di malto che si rispetti. Non c'è contemporaneità in questo gioiello, che non narra o riporta messaggi da altre ere o da altri luoghi: c'è tutta la patina del tempo, c'è la lunga strada dai sogni del secolo scorso alle visioni del terzo millennio. La differenza tra ieri e oggi in Amarcord è evidente e l'amore per quest'opera nasce proprio dal suo essere irripetibile momento di un'epoca che fu, un'epoca doppia, visto che si tratta di anni '30 rivisti negli anni '70 (di 40 in 40!). La passione e l'emozione con cui nel 2015 viviamo lo spettacolo del lungometraggio di Fellini sorge dal vedere e rivedere le cartoline che il regista ci ha inviato dai suoi mondi paralleli, dal rammentarne i profumi e le battute, dalla gioia che proviamo sapendo che anche qualche spettatore più giovane può ora goderne sul grande schermo, e dalla consapevolezza che non tornerà mai un altro Amarcord.
Ma questo basta e avanza.
 
Amarcord - di Federico Fellini.
Con Bruno Zanin, Pupella Maggio, Armando Brancia, Giuseppe Ianigro, Gianfilippo Carcano. Magali Noël, Nandino Orfei, Alvaro Vitali, Josiane Tanzili, Mario Liberate, Maria Antonietta Beluzzi, Ciccio Ingrassia, Francesco Maselli, Lino Patruno, Nando Orfei, Aristide Caporale, Francesco Di Giacomo.
Commedia. Durata 127 min. - Italia 1973. Cineteca di Bologna. Uscita lunedì 14 settembre 2015.

Istituto Stensen Firenze, dal 21 settembre.

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