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[r] Enrico Rava: il 'Michelangelo' del jazz italiano

  • Scritto da Elena Meynet

Sessantaquattro anni, di cui più di quaranta dedicati al jazz. Enrico Rava non è più il ventenne che iniziava a viaggiare per il mondo ed a vivere di musica («ai quei tempi eravamo pochissimi a fare solo i musicisti jazz»), ma si piace ancora, si riconosce in quel suono particolare che ha scelto per il suo strumento: la tromba.

Siamo nei camerini del Palais Saint-Vincent (Ao), Rava è molto rilassato, anche se un po' sofferente per una frattura composta alla gamba destra, che però non è riuscita a fermare il desiderio di portare in giro il suo carattere musicale. Come racconta nella sua non-biografia Note necessarie (voluta da Alberto Riva) e in modo decisamente michelangiolesco, il trombettista si sceglie e si cesella giorno dopo giorno, togliendo note, riscrivendosi fino a cogliere solo l'essenziale, solo il necessario. «Una volta non mi piaceva stare in studio - ci spiega - forse anche perché le attrezzature e i tecnici del suono non erano soddisfacenti. Ora invece ho trovato tecnici eccezionali, per esempio nel corso dell'ultima registrazione a New York: rispetto alle esecuzioni dal vivo, lo studio, quando è proprio bello, permette di sentire tutto, di cogliere ogni sfumatura, cosa che invece non può succedere nei live, anche perché non mi porto dietro un mio service».
Un particolare di Rava è che si sceglie i collaboratori, «suono solo con musicisti in cui ho piena fiducia - dice candidamente - io do la traccia, spiego cosa vorrei sentire, poi però lascio che ciascuno segua la propria ispirazione, anche se a volte non coincide proprio con la mia idea iniziale». Sullo sbocciare del jazz italiano, poi, esprime una grande soddisfazione: «Oggi ci sono molti musicisti in più, rispetto agli anni sessanta, di ottimo livello. E' passato il grande boom degli americani, in effetti non ci sono grandi novità, nel jazz ma anche nel rock, nel pop, ma se vogliamo anche nel cinema. In compenso però c'è più stimolo a fare buona musica e ci sono tantissime occasioni per suonare»
Tanto che anche un grande come 'il Michelangelo del jazz', il 'trombettista dal suono scuro' («non mi piacciono i suoni squillanti, sparati, che troviamo tanto nella musica classica, ad esempio; forse lo stile inizia ad arrotondarsi con Britten..») non rinuncia ad una bella serata primaverile in provincia, con un pubblico raccolto e riverente, generoso di applausi.
Elena Meynet

Rava Quintet
tromba, Enrico Rava
trombone, Gianluca Petrella
pianoforte, Andrea Pozza
contrabbasso, Rosario Bonaccorso
batteria, Roberto Gatto
29 aprile 2005, ore 21, Saison Culturelle 2004-05, Palais, Saint-Vincent (AO)
18 maggio ore 21, Genova: 'Un incontro di jazz' con Gino Paoli
23 maggio ore 21, Sala Sinopoli, Roma: Rava quintet e Gino Paoli

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