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Mango muore sul palco, durante un concerto nella sua Basilicata, mentre canta Oro

  • Scritto da Angelo Musumarra
Mango durante il concerto di PolicoroUn infarto si è portato via, a soli sessant'anni, poco dopo la mezzanotte di lunedì 8 dicembre, il cantautore lucano Mango, durante un concerto per beneficenza al "PalaErcole" di Policoro, località in provincia di Matera, nella sua Basilicata: «la nostra rondine è volata via nel cielo sbagliato... - ha scritto lo staff del cantante sui profili ufficiali nei social network - Pino resterai sempre nel nostro cuore perché come cantavi qualche anno fa "Non moriremo mai, il senso è tutto qui"», citando un suo brano tratto dall'album "Disicanto", del 2002. Il concerto di Policoro, a cento chilometri da Lagonegro, località in provincia di Potenza, dove Mango era nato e continuava ad abitare con la famiglia, nonostante il grande successo, faceva parte del tour "Elettroacustico", ed era iniziato regolarmente quando, arrivati alla sesta canzone in scaletta, il suo primo grande successo commerciale, "Oro", canzone che proprio quest'anno compie trent'anni (scritta con il fratello Armando, il cui testo era stato composto da Mogol, su richiesta dell'allora manager discografica Mara Maionchi), Mango, seduto alle tastiere, ha iniziato a suonare il celebre intro musicale, come nella versione presente su "Gli amori son finestre", il suo disco dal vivo del 2009, ne ha cantato la prima strofa, per poi fermarsi improvvisamente e chiedere scusa al pubblico, prima di essere assistito dal personale di palco ed accasciarsi a terra, di fronte ai fan atterriti.
Subito è stato soccorso dal personale sanitario presente sul posto, che lo ha portato nel retropalco ed ha utilizzato anche un defibrillatore per cercare di rianimarlo, per poi essere trasferito in ambulanza all'ospedale civile di Policoro dove però è arrivato privo di vita.
Mango lascia la moglie, Laura Valente, che in passato era stata la voce dei "Matia Bazar" dopo l'abbandono del gruppo da parte di Antonella Ruggiero, ed i figli Filippo, apprezzato batterista che suonava anche ai concerti del padre, ed Angelina. Nella mattinata di martedì 9 la salma del cantautore è stata portata a Lagonegro dove, nella sua casa materna, in via Sant'Antuono, era stata allestita la camera ardente. Purtroppo un'altra tragedia ha devastato la famiglia del cantautore: a causa di un malore anche il fratello maggiore di Mango, Giuseppe, muratore 75enne in pensione, proprio mentre stava si stava recando nella villa. Lo shock per la duplice perdita è stato troppo per gli altri due fratelli Mango, Michele ed Armando, che dopo aver accusato anch'essi un malore sono stati ricoverati al "Pronto soccorso" per essere poi dimessi in serata dopo essersi ripresi.
I funerali di Mango sono stati celebrati nella mattinata di mercoledì 10 dicembre, davanti a diverse centinaia di persone, molte delle quali rimaste fuori, nella Chiesa Madre di Lagonegro, dove è stato proclamato il lutto cittadino: «nella sua vita Pino ha messo a disposizione di tutti quello che Dio gli aveva donato - ha evidenziato monsignor Francesco Nolè, arcivescovo di Policoro-Tursi, che ha concelebrato la cerimonia insieme al parroco, don Mario Tempone - è morto facendo il suo lavoro, seguendo la sua vocazione: voi tutti, familiari e amici, conservate per sempre questo gesto di grande generosità».
«Un antico proverbio nigeriano sull'amicizia racconta: "un vero amico è colui che conosce le parole di tutte le tue canzoni e quando ti capita di dimenticarne qualcuna lui è lì pronto a suggerirtela" - aveva scritto Mango su "Facebook" lo scorso 4 novembre, alla vigilia dei suoi sessant'anni - io amo quest'antica saggezza che dentro me diventa nuova, giorno su giorno, ora su ora e dentro me, di momento in momento, s'accumula di sole africano a fraternizzare coi miei silenzi e i miei sguardi più incerti. Ho ancora sulla pelle tutti i concerti di questa estate in cui la vostra presenza non era una presenza, ma un sentire omogeneo e consapevole, un armonico prestare attenzione alle parole poiché in ognuna di esse vi era un fiato da respirare e io ho cercato, ogni sera, di posizionare la mia vocalità col fiato più adatto a raccontare lo stato d'animo padrone di quel momento e a circondare le belle chitarre nervose e liete di Carlo (Carlo De Bei, con il quale ha suonato le sue ultime note, n.d.r.), tanto da affratellarle a valanga, in uno sfociare continuo nel mare dei vostri occhi attenti e voluminosi come fari di Cornovaglia, tra le ritmiche poderose del cajon dalle cento coloriture di Filippo (il figlio maggiore, n.d.r.) e le forti tinte di archi di Rocco (Rocco Petruzzi, n.d.r.)che, a volte, bellicosi e pieni, e altre volte pensanti, recitavano storie infinite su tastiere suadenti, e capaci di calme lontane. E voi di fronte, a migliaia, a suggerire le parole e la forza, le note e gli incanti da seguire, dando alle transenne quel ruolo di spartiacque invisibile su cui poggiare i gomiti e le braccia della passione, dell'emozione e del vivere attentamente ogni ombra sul muro, in controluce con quel mio sole che è in voi. Grazie, mille volte grazie, amici miei carissimi, per aver fatto di questo nostro tour il vostro tour. Per aver fatto di ogni nostro palcoscenico il vostro palcoscenico e per aver saputo cogliere ogni sfumatura emozionale capace di lacrimare o gioire un sentimento. Amici miei, spero, tra novembre e dicembre, di potervi incontrare ancora, con una piccola scia di questa emozione estiva, questa nuova verità "elettroacustica" affacciata in ogni angolo del palcoscenico del cuore, per, poi, in gennaio, tornare sicuramente in cantiere con le prove del tour nei teatri che spero di iniziare in febbraio e poi continuare in marzo e in aprile. Questo è quanto voglio e vogliamo fare nell'immediato futuro».
«Ciao Pino, conoscerti è stato emozionante e mi ritengo molto fortunata - lo ha ricordato Laura Pausini - perché mi hai lasciato in regalo una canzone che ho solo io, una canzone con la tua voce bellissima che per fortuna rimarrà nel vento e nel cuore di chi non ti ha mai lasciato».
«Ciao grande Pino, te ne sei andato sul palco cantando proprio la tua canzone preferita
- ha aggiunto Roby Facchinetti dei "Pooh" - anche tu avrai immaginato di concludere così la tua meravigliosa vita, proprio sul palco davanti al tuo pubblico. Caro Pino, la tua arte, con le tue canzoni, il tuo modo di intendere la musica e l'unicità della tua voce, hai sempre nobilitato il nostro mestiere. Spero che da lassù tu possa avere il più bel posto riservato solo ai grandissimi musicisti».
«Apprendo solo adesso dell'amico Pino Mango
- ha scritto su "Facebook" Amedeo Minghi - caro, carissimo Pino, con la tua voce meravigliosa confonderai gli angeli, sei in buona compagnia amico mio, dal luogo di pace dove siete aiutateci a vivere».
«La musica italiana ha perso uno dei suoi interpreti migliori
- ha quindi commentato Gianni Morandi - se ne è andato cantando. Ciao Mango, resterai con la tua magica voce dentro i nostri cuori...».
«Addio grande Mango, andato via cantando - ha evidenziato anche Federico Zampaglione dei "Tiromancino" - che la tua voce limpida si fonda col canto degli angeli»
«Mentre io stavo cantando se ne andava, cantando, una delle voci più belle che avevamo, Pino Mango
- lo ha ricordato Enrico Ruggeri - sono sgomento, addolorato, non ho parole. Ora leggo belle frasi da giornalisti che non andavano da anni a un suo concerto, radio che non passavano le sue nuove canzoni e discografici che non avevano più voglia di investire su di lui. Per fortuna la gente continuava a seguirlo e ad amarlo. Un abbraccio, Pino, ovunque tu sia riposati, hai fatto grandi cose».
«Oggi ho perso un caro amico - ha evidenziato Mogol su "Twitter" - e tutti noi abbiamo perso un grande artista, Mango».
«Lui non è stato considerato per quanto valesse
- ha poi aggiunto, ricordandolo prima del funerale - adesso, dopo la sua morte, avrà sicuramente una valutazione più grande. Mango era un artista generoso, con una gentilezza d'animo ed una sensibilità eccezionale, come ha potuto vedere tutta l'Italia quando si è sentito male sul palco. Era un "lucano doc", un artista diverso con una unicità particolare non rintracciabile anche in altri grandi artisti».
L'esordio discografico di Mango risale al 1976 con l'album "La mia ragazza è un gran caldo", dove non emerge del tutto la sua innovativa vena compositiva che esploderà nel 1984 con "Oro" (mai pubblicato su un album nella sua versione originale), a cui seguiranno decine di successi, scritti spesso con il fratello Armando (con il quale si interromperà la collaborazione nel 2002, dopo "Disincanto") ma anche con Mogol ed Alberto Salerno, come "La rondine", "Lei verrà", "Amore per te", "Mediterraneo", "Come Monna Lisa", "Bella d'estate" (scritta con Lucio Dalla) e "Ti porto in Africa". Ben sette le partecipazioni al "Festival di Sanremo", dove nel 1986, oltre ad essere in gara tra i "big" con "Lei verrà", scrive le canzoni di Loredana Berté ("Re"), di Anna Bussotti ("Nessun dolore", tra le nuove proposte) e della presentatrice Loretta Goggi ("Io nascerò", sigla del festival che poi ha successivamente reinterpretato). Nel 2007 la sua ultima volta sul palco dell'Ariston con "Chissà se nevica", classificatasi quinta e che, nella serata dedicata ai duetti, aveva cantato insieme alla moglie. Il suo ultimo album è stato "L'amore è invisibile", pubblicato lo scorso 27 maggio, con tre inediti e diverse reinterpretazioni.
 
 
Mango e Laura Valente duettano, nel 2007, al "Festival di Sanremo" con "Chissà se nevica":

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