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Amore e ragion di stato per l'Antigone di Elena Bucci e Marco Sgrosso

  • Scritto da Il Trillo

Dopo il concerto di Stefano Bollani, Tones on the Stones propone al pubblico il secondo spettacolo del suo cartellone. Spazio al Teatro con la messa in scena di “Antigone”. Elena Bucci e Marco Sgrosso tornano e portano ancora una volta un grande classico della letteratura drammatica di tutti i tempi: l’ “Antigone” di Sofocle, un testo rappresentato per la prima volta nel 442 a. C. Come il “Macbeth”, saltato per maltempo nel cartellone 2010, anche questo testo affronta una questione delicata, quella del rapporto fra l’uomo e il potere. Nella maschilista società greca arcaica la giovane Antigone è abbandonata da tutti, anche dalla sorella Ismene, quando tenta di compiere i riti funebri per il fratello Polinice, ucciso dall’altro fratello, Eteocle, alle porte di tebe. Questa è l’ultima delle vicende legate al ciclo di Edipo (Antigone, Ismene, Eteocle e Polinice sono figli di Edipo, uccisore di suo padre, sposo di sua madre Giocasta – madre e al tempo stesso nonna dei quattro fratelli; di Edipo, cieco per vendetta contro se stesso).
La ragione di stato – questo è l’interrogativo che pone la tragedia – prevale sulle ragioni dell’individuo. Se la ragione di stato impone che Polinice, assediatore di Tebe, rimanga cadavere insepolto, esposto a tutte le intemperie e a tutti gli oltraggi, è giusto che la giovane Antigone violi questa legge solo per assecondare le ragioni del cuore?
No, dicono gli uomini della vicenda. No, diceva, nel 1807, anche Georg Wilhelm Friedrich Hegel, il grande filosofo tedesco autore della “Fenomenologia dello Spirito”. Per Hegel era ingiusto lo slancio sentimentale di Antigone, perché nella sua visione organica del mondo, lo Stato era un’entità più complessa della Famiglia e superiore ad essa.
Quindi ragione a Creonte, implacabile sovrano della città di Tebe, che nella tragedia rimarrà solo a piangere sulla scia di sangue che la sua ostinata risoluzione causerà. Sarà la suggestione del titolo sofocleo, sarà che il mito è stato ripreso nel ‘900 da autori importantissimi come Anuoilh e Brecht, sarà che di tragedie legate alla ragion di stato che stritola gli uomini ne ha viste tante sia la storia moderna sia, ancor più, quella contemporanea, fatto sta che oggi la tesi di Hegel ci pare difficilmente ricevibile (è ancora utile il metodo, ma la storia ci ha detto chiaramente che la corsa alla perfezione che Hegel vedeva ad un passo da sé è andata a parar male), e la nostra simpatia va in maniera empatica ad Antigone e alla sua insensata, amabile e folle sfida ad una società oppressiva e maschilista, a leggi spersonalizzanti ed inique, che infangano la nobiltà dell’essere umano.
La ricerca e la restituzione della propria dignità di essere senziente e pensante, capace di scelte, è il senso della drammaturgia che Elena Bucci e Marco Sgrosso propongono per il testo sofocleo. Nello spettacolo la musica diventa una componente integrante dello svolgimento drammatico, perché accompagna questo faticoso percorso alla ricerca di uno spazio innegabilmente umano ed inalienabile. Il mito conferma una volta di più la sua vitalità, la sua capacità di dialogare con le forme ed i linguaggi del presente, proponendo ancora delle domande impegnative, alle quali fornire risposte non è mai troppo semplice e immediato. Una costante riflessione sull’uomo e la sua natura, sul suo posto nel mondo e sulle leggi instabili che costruiamo per governarlo.


giovedì 28 luglio 2011, ore 22
Cava Pianasca Domo Graniti, via Pianasca
VILLADOSSOLA (VERBANIA)

Compagnia Le Belle Bandiere
Drammaturgia, regia e interpretazione di Elena Bucci e Marco Sgrosso, drammaturgia sonora di Raffaele Bassetti ed Elena Bucci 

Sofocle: Antigone

Biglietti: 25 euro

@il_trillo

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