[i] Sergio Endrigo: la figlia Claudia racconta l'uomo e il poeta PDF Stampa E-mail
Scritto da Enrico Zoi   
mercoledì 30 settembre 2009
Claudia Endrigo è l'unica figlia di Sergio Endrigo. Un padre che, a quattro anni dalla scomparsa, ritrae con gli occhi oggettivi dell'amore.
«Di ritratti di mio padre ne posso fare due
- racconta - : il primo Endrigo, fino agli anni '80 circa, allegro, pieno di interessi, curioso, amante del modellismo, del mare e della fotografia. La nostra casa era sempre piena di amici e di buona musica. Era un uomo dolce e generosissimo, anche troppo con chi non lo meritava, e molto simpatico E il secondo Endrigo, coi problemi di udito: nessuno ci ha capito niente e alla fine ha perso un orecchio. Continuava a fare bellissimi album che le case discografiche non promuovevano. Poi grossi problemi economici, una forte depressione peggiorata dopo la morte di mia madre nel 1994. Spesso malinconico e molto solo, a parte pochissimi amici».

Sergio Endrigo
Qual è la sua canzone che ami di più?
Mi piacciono tutte. Sono più legata alla sua ultima canzone che guarda caso non conosce quasi nessuno: 'Altre emozioni' (2004). Nemmeno lui ne aveva una preferita, ma era molto grato a 'Io che amo solo te', che lo aveva fatto conoscere al grande pubblico.

A pochi mesi dalla sua scomparsa (7 settembre 2005), il concerto tributo dell’11 gennaio 2006.
Sì, lo organizzai insieme all’insostituibile e amorosissimo apporto di Sergio Bardotti, grande amico e collaboratore di mio padre: con Morgan, Cristicchi, Paoli, Zero, Vanoni, Sannia, Lauzi, Cammariere, Morandi, Nada, Nava, Tete de Bois, Vecchioni. Subito dopo sono caduta in una crisi profonda. Stavo molto male, senza capire perché. All’improvviso però ho capito che dovevo dedicare la mia vita al ricordo di mio padre. Da allora mi occupo solo di lui e dell’immenso patrimonio artistico che ha lasciato, in gran parte sconosciuto. Il mio compito ora è far ripubblicare l’intero suo catalogo, comprese alcune “chicche”. È di poco tempo fa la ristampa su cd del suo capolavoro, “Nuove canzoni d’amore” (1971), arrangiato egregiamente dal maestro Bacalov.

Il tuo legame con Fiorella Mannoia?
È cominciato quando ascoltai per la prima volta “Pescatore”. Ho sempre apprezzato la sua eleganza e il suo canto senza virtuosismi inutili. Anche a mio padre piaceva molto e avrebbe apprezzato la sua interpretazione di 'Io che amo solo te', che il maestro Morricone definì 'la canzone perfetta'. Mio padre e Fiorella, anche se non si sono mai conosciuti, erano più vicini di quanto pensassero.

Oggi il mondo dello spettacolo, in particolare la tv, non trova più spazi per lui. Come vorresti che fosse ricordato?
Molto semplicemente desidero che se ne riparli, vorrei tanto ricevere il premio alla carriera sul palco di Sanremo: di festival ne ha fatti 9 e lo sognava pure lui. E mi piacerebbe che tutta la gente che lo ama ancora potesse rigodere della sua musica e riscoprire una discografia che pochi hanno avuto la fortuna di conoscere e apprezzare.

 

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