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«I Celti, popolo di santi e navigatori? - si chiede Elena Percivaldi - Sembrerebbe di sì, almeno se tra i celti comprendiamo anche i monaci irlandesi, che dal IV-V secolo evangelizzarono le isole atlantiche navigando su piccole imbarcazioni di legno e cuoio lasciate in balìa delle onde e delle correnti, ossia della Provvidenza. Così anche san Brandano, fondatore di vari monasteri, e protagonista di un viaggio lungo sette anni che lo portò alla scoperta di una terra misteriosa chiamata la “Terra promessa dei Santi”. La sua impresa è narrata in un classico della letteratura medievale, la “Navigatio Sancti Brendani”. Ma i monaci irlandesi sono anche i custodi di un sapere antico, che affonda le radici nel paganesimo. E che è testimoniato da un’antica ed enigmatica scrittura cifrata che si dice essere stata inventata dal dio Ogma nella notte dei tempi...».
Se guardiamo alla storia della Valle d'Aosta, qual è il rapporto, storico e territoriale, fra i Salassi ed i Celti? E' tuttora oggetto di dibattito se i Salassi fossero una tribù celtica oppure no. Certo è che erano staziati tra il Canavese e la valle della Dora Baltea. Tra le emergenze più antiche vi sono l'area cultuale di Saint-Martin de Corleans e un certo numero di tombe megalitiche del III millennio a.C. Molto si è detto circa la loro origine Halstattiana, ossia transalpina, e del loro legame col commercio del sale. Sembra di poter dire comunque, pur nell'incertezza dovuta alla carenza di testimonianze archelogiche e alla confusione di quelle storiche, che i Salassi siano il frutto di stratificazioni culturali diverse, a cominciare da quelle celto-liguri, probabilmente integrate da apporti esterni. La Valle d'Aosta ha per tradizione la difesa della propria autonomia decisionale, anche se non è quasi mai riuscita a conservare l'indipendenza dei confini: anche per i Salassi è stato così? Purtroppo sì. I Salassi furono sconfitti in due tempi: verso la metà del II secolo a.C., quando - dopo la vittoria contro Cartagine - Roma iniziò una ferrea politica di repressione delle sacche di resistenza alpine che avevano aiutato Annibale, e infine nel 25 a.C. ad opera di Varrone Murena. A coronamento della conquista, Augusto dispose la fondazione del castrum di Augusta Praetoria, che avrebbe dovuto controllare tutto il territorio e dare inizio ad una massiccia colonizzazione. Stando alle tracce archeologiche ed epigrafiche, i Salassi che non furono sterminati o resi schiavi vennero assorbiti dai conquistatori. Nel giro di qualche generazione l'identità salassa sembrerebbe del tutto annientata, se è vero che le iscrizioni tramandano un'onomastica per la maggior parte romana. Il problema dell'effettivo impatto che ebbe la "colonizzazione" è comunque ancora aperto. La distruzione dei Salassi significa la cancellazione della cultura celtica in Valle d'Aosta, quali sono somiglianze o differenze rispetto al Nord Est o al territorio transalpino? La differenza sta nel fatto che qui, come in Cispadana (Liguria ed Emilia), la conquista avvenne in maniera violenta al punto che non è del tutto fuori luogo parlare di genocidio. Nel resto della Gallia Cisalpina, invece, per Roma dopo le campagne militari si dimostrò impossibile dar vita ad una completa colonizzazione. I territori che oggi appartengono alla Lombardia e al Veneto, ad esempio, subirono sì la centuriazione, ossia la riorganizzazione per lotti delle campagne dell'agro pubblico affidate a coloni soldati, ma non la deportazione, come avvenne ad esempio nel caso clamoroso dei liguri apuani, trasferiti in massa nel Beneventano. Così il processo di romanizzazione fu relativamente indolore e tutto sommato permise la sopravvivenza almeno parziale del sistema tribale precedente, che dunque non fu del tutto cancellato. La romanizzazione tuttavia non spazzò via del tutto la cultura celtica nemmeno in Val d'Aosta. I Salassi rimasti, in particolare nelle valli alpine, seppur parlando latino mantennero parzialmente le loro tradizioni religiose ben oltre la cristianizzazione, se è vero che nella celebrazione di alcune feste e certi santi - come San Besso - si intravedono pratiche, come la venerazione dei sassi, di chiara derivazione pagana celto-ligure. E tracce, dal folklore alla toponomastica, sopravvivono ancora oggi. 6 novembre 2009, ore 21 Sala dell’Hôtel des Etats AOSTA
"I Celti, santi e navigatori" è il titolo dell'intervento della medievista Elena Percivaldi nell'ambito delle "Notti della scienza", fortunata rassegna di conferenze a tema scientifico, organizzate dal Centro Studi De Tillier e dalla Consulta Comunale per le Attività Culturali della Città di Aosta e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Aosta. |