[r] Avatar, di James Cameron PDF Stampa E-mail
Scritto da Enrico Zoi   
sabato 06 febbraio 2010
Siamo nel 2154 sul rigoglioso pianeta Pandora. L'azione è tra i 'cattivi' invasori umani che vogliono sfruttare a fini commerciali un prezioso minerale, l'unobtanium, di cui l'astro è ricco, e i 'buoni' indigeni Na'vi, dalla pelle azzurra e striata e le lunghe leve, i quali convivono, più che vivono, con il loro habitat e, pur essendo dei positivi ecologisti amanti della pace e del rispetto e dotati di grande spiritualità, sono pronti a tutto per difendere la loro intimità planetaria e la sopravvivenza della florida biodiversità di Pandora. È casa loro in fondo.

Per fortuna, il consueto manicheismo del cinema commerciale americano trova in “Avatar” una qualche elasticità fiabesca. E questo grazie a Jake Sully (Sam Worthington) e alla scienziata Grace Augustine (Sigourney Weaver), che sposano la causa del popolo Na'vi, entrandone a far parte attraverso i loro Avatar, ibridi che essi controllano mentalmente dalle postazioni dove giacciono come umani addormentati.
Il resto è una splendida orgia di colori, effetti speciali, azioni, multidimensioni del reale, opera di un James Cameron che sembra accostarsi alle meraviglie del 3-D un po' come un architetto dalle grandi qualità ma alle prime armi, il quale, per sperimentare tutto ciò che ha imparato e ottimamente assimilato all'università, questo 'tutto' vuole inserire per intero nella sua creazione. E un po' esagera.
Ne soffrono i personaggi, non certo macchiette, ma un po' modellati con l'accetta. Mentre il cinefilo, anche quello non espertissimo, si sbizzarrirà nell'individuazione delle citazioni filmiche. Che sono facilmente riconoscibili, ma che è arduo ricordare tutte! Il Signore degli Anelli, 2001: Odissea nello Spazio, Apocalypse Now, I predatori dell'Arca Perduta, Aliens Scontro Finale, Guerre Stellari, Terminator, Jurassic Park e... si accettano suggerimenti! Tante, troppe, una girandola.
Sono comunque due ore e quaranta belle da passare: un incanto continuo per gli occhi e l'emozionante consapevolezza che la bontà del messaggio ecologista del film probabilmente 'arriverà', proprio grazie all'efficacia dell'immagine in 3-D e alla superba fantasia del regista. Che non si giri però un 'Avatar' 2!
Enrico Zoi

 

 

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