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Nel 2006, al Festival della Letteratura di Mantova, era “Made in Italy”. Quattro anni dopo, aggiornato e rivisitato, si chiama “Italia mia”. Ed è uno spettacolo! Un'ora di limpidezza della sintesi in cui il settantenne Vincenzo Cerami quasi canta, balla, declama e recita, dopo avere scritto il testo.
“Italia mia” è un viaggio attraverso l'Italia del Dopoguerra, del Boom economico, del Sessantotto, della paura del nucleare, del Novecento veloce e di un terzo millennio rapidissimo in cui, però, grazie alla tecnologia, stiamo paradossalmente tutti fermi. Il linguaggio è ricco, colto, plebeo, poetico, pubblicitario. A suo modo dantesco? A tratti ha un fare futurista e un andamento tendente alla maniera di Gaber-Luporini. Cerami gioca con la propria voce e fa un po' Bene e un po' Gassman padre. Il tutto al cospetto di un'Italia che si ama anche se l'ha data a troppi! E forse in questa osservazione tra il neorealistico e l'erotico sta il sentimento che Cerami prova per il Paese e vuole trasmettere, peraltro efficacemente: dolceamaro, dolcenero, agrodolce. Belle le musiche e le canzoni del sempre grande Nicola Piovani. Bene Begni alle tastiere dal vivo (e in un breve balletto a tre). Brava Federica Vincenti, che abbiamo visto al cinema nel 'Grande sogno' di Michele Placido (era Rosa) e ritroviamo accanto a Cerami: attrice, ballerina, cantante. Sullo sfondo di una scenografia essenziale (che però 'arriva'), il cerchio vagamente felliniano di una luna che di volta in volta, oltre che satellite terrestre, è sole, luce, vampiro, lampadine, cortei, orologio, tempo. Mai però buco nero, anche se l'ultima parola con cui Cerami ci lascia è 'notte'. 25 febbraio 2010 Teatro Aurora, Scandicci (Firenze) Italia mia Interpreti: Vincenzo Cerami, Federica Vincenti. Alle tastiere: Emiliano Begni. Musiche di Nicola Piovani. Direzione artistica: Matteo Cerami e Norma Martelli. |