| [i] Ramin Bahrami: la poesia delle Suite francesi di Bach, dal 12 marzo |
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| Scritto da Elena Meynet | |
| lunedì 08 marzo 2010 | |
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Un piccolo iraniano sfuggito al regime degli Ayatollah: Ramin Bahrami, classe 1976, trova nell'Italia la sua nuova patria e, già fulminato dall'ascolto delle interpretazioni di Glenn Gould, crea un nuovo mondo fatto delle armonie di Johann Sebastian Bach. Le mani del pianista sfiorano la tastiera con passione, giocano con gli armonici di uno strumento che diventa di volta in volta voce solista ed orchestra. Ramin Bahrami, perché Bach? Bach è un maestro di vita, è la luce e il più grande compositore, forse, di tutti i tempi per la bellezza, per la perfezione con cui ha scritto le sue musiche e appunto non è soltanto un musicista ma è un maestro di vita, uno che ti accompagna nella tua vita, che ti insegna come vivere: questa è la motivazione pricipale per cui lo scelgo sempre. E poi ho avuto la grande fortuna di scoprire Bach grazie ad un ascolto, quando avevo cinque anni, di un Lp di Glenn Gould con la Toccata della sesta Partita: rimasi profondamente toccato e decisi di fare Bach. Studiate in conservatorio ma anche dagli informatici, dai matematici e dai logici, le composizioni di Bach restano sempre e comunque ascoltabili. Amo ripetere una definizione che ho cercato di trovare in qualche modo per dare l'idea della grandezza di Johann Sebastian Bach. Bach è matematica che diventa poesia: in questa frase credo che ci sia il senso della grandezza di questo genio che appunto non solo realizza costruzioni matematicamente e anche scientificamente perfette, perché se lei prende una voce di Bach che sta sopra un'altra e invece la mette sotto, la combinazione armonica rimane perfettamente corretta e perfetta. Bach è un maestro di scienza di voci. La scienza del contrappunto è come intrecciare le voci e in questo devo dire che Bach è assolutamente unico. Però tutte queste sapienze hanno un fine, che è quello di colpire il nostro cuore. Se sei abituato lo capirai e se non sei abituato forse non lo capirai, però hai bisogno di esercizio. Anche un ascoltatore non può pretendere di andare ad un concerto o sentire un compact disc e scoprire subito le espressioni di Bach: ha bisogno di frequentarlo. Scuole interpretative: Gould è quello più fantasioso, altri invece ritengono che si debba essere più clavicembalistici. Come deve essere suonato Bach, serve un approccio matematico o si può essere liberi? Assolutamente liberi, perché la libertà è la più grande lezione, forse si può dire, di Johann Sebastian Bach e della sua musica. Basti pensare al modo in cui lui mescola le forme più diverse nella sua musica, basti pensare a come la sua musica è capace di rinnovarsi ascolto dopo ascolto, suonandolo ogni volta tu scopri qualcosa di nuovo, una voce che magari prima non avevi sentito. Per cui io penso che comunque questa libertà non sia sinonimo di anarchia, per cui ci deve essere un rigore interiore, ci deve essere un rispetto per la figura di Johann Sebastian Bach che non deve essere intaccata di gratuito esibizionismo ma che debba essere comunque rispettata nella sua integrità stilistica per cui ci sono alcuni accorgimenti da prendere. Io penso che Glenn Gould abbia reinventato la musica di Bach, ma sempre comunque alla fine del suo messaggio c'è un fortissimo rispetto per quello che il genio di Eisenach ha fatto. Per cui le scelte interpretative di Gould possono essere discutibili ma sono sempre vere per cui lui ci ha aperto un nuovo modo di vedere Bach molto interessante, che non è l'unico però è uno dei mille modi che ci sono per interpretare Bach. Io penso che il passato nel nostro campo è molto importante per cui bisogna studiare il clavicembalo, bisogna studiare il clavicordo, bisogna prendere tutto quello che c'è di buono, il gusto per gli abbellimenti, però poi ognuno di noi penso che debba trovare il proprio approccio e comunque ogni approccio deve avere la missione di comunicare, perché se non c'è la comunicazione diretta verso l'ascoltatore la musica di Bach svilisce, deperisce, sfugge e rimane e invece è una musica che va presa con la vitalità che gli è propria e questa vitalità poi deve essere all'interno di un certo rigore. 8 marzo 2010 Saison Culturelle, Teatro Giacosa, Aosta |







