[i] Cristiano Minellono: “I ragazzi oggi non fanno gavetta: arrivano e crollano”

Cristiano Minellono, ovvero una fetta importante della storia della canzone e della televisione italiana. A scorrere l'elenco dei brani che ha firmato troviamo Il primo giorno di primavera, Mai come lei nessuna, Ti avrò, Soli, Felicità, Mamma Maria, L'italiano, Noi, ragazzi di oggi. Un'antologia vivente.

Ci sentiamo il 21 marzo ed è quasi banale scegliere fra le sue canzoni di successo un brano del 1969, Il primo giorno di primavera, scritto insieme a Mario Lavezzi per i Dik Dik. Come si inventa un evergreen?
Il primo giorno di primavera nasce nel 1968. Mario Lavezzi, all'epoca chitarrista dei Camaleonti, torna dal militare e loro gli dicono che non fa più parte del gruppo perché si divide meglio in quattro che in cinque. Lui arriva in ufficio da me alle edizioni Curci a Milano. Distrutto, a un passo dalle lacrime, mi chiede: 'Adesso che faccio? Mi hanno lasciato a piedi'. E io: 'Scriviamo una canzone insieme, da autori'. 'Ma come si fa?' 'Fanne una tipo A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum'. Lavezzi compone la musica, io metto il testo, portiamo il tutto a Mogol e Battisti, produttori dei Dik Dik, ed è il primo posto in Hit Parade per quattordici settimane, un vero record!

Molti i suoi successi e i grandi artisti con cui ha lavorato: quale il più personaggio, anche a distanza di tempo?
Quello con cui ho lavorato meglio è sicuramente Adriano Celentano, con il quale ho fatto tantissimi successi: un artista vero, spontaneo, sincero, canta come mangia. Eravamo anche molto amici, poi lui ha preso la strada di cantare un certo tipo di brani politici, io ho sempre lasciato la politica fuori dalle canzoni e le strade si sono divise.

La sua esperienza artistica è eterogenea: per dodici anni consigliere di amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, per due direttore generale della B&G Entertainment (dal 2002 al 2003), responsabile artistico Fininvest tra 1981 e 1989. Più la pubblicità, le sceneggiature cinematografiche, l'attività di attore e gli allori sportivi: campione italiano di Formula 3 di automobilismo nel 1993. Qual è il segreto di tanto eclettismo di successo? Il professarsi anarchico individualista come scrive sul suo profilo di Facebook?
La definizione di anarchico individualista me l'ha data Fabrizio De André e ci tengo molto, perché non credo in nessun partito politico. Per la recitazione, vengo da una famiglia di attori, ho iniziato a otto anni e sono arrivato ai ventidue: recitare mi viene naturale, non ho mai fatto fatica. L'eclettismo? Ho sempre scelto di fare cose dove sapevo che sarei arrivato primo o secondo, non mi sono mai cimentato in cose che non ero in grado di fare molto bene. Le macchine da corsa sono nel mio Dna, come il volo, infatti sono anche pilota di aereo e di elicottero. In Fininvest ho passato gli anni più belli della mia vita. Silvio Berlusconi era ed è una persona eccezionale, un grandissimo imprenditore, pieno di idee: quando sceglieva un collaboratore delegava. Io ho avuto la possibilità di fare programmi come Buona Domenica, da cinquanta miliardi di lire, o Premiatissima. Si concordavano insieme, poi mi diceva: 'Ci credi? Sì? Allora fallo'. Se prendi un creativo devi lasciarlo libero. Anni bellissimi in Fininivest, da Berlusconi all'ultimo dei macchinisti: delle professionalità, delle onestà umane e intellettuali incredibili. Qualcosa di irripetibile: adesso non esiste più quella maniera di fare la tv o cinema o musica. Non si fanno programmi, canzoni e film che restano. Oggi gli evergreen non li scrive più nessuno.

Con tanta esperienza e alla soglia dei sessantasei anni il prossimo 27 marzo, a un giovane che oggi vuole affacciarsi nel mondo dello spettacolo da dove gli consiglia di iniziare?
Prima cosa: diffidare di chiunque gli chieda soldi per un provino o un servizio fotografico. Se vogliono denaro è una truffa. Il vero talent scout riconosce subito il ragazzo o la ragazza forte e lo prende con sé, se no sta speculando. Secondo problema: ognuno crede di essere il nuovo Fiorello o Celentano, caricato in ciò anche dai parenti, mentre le persone bravissime sono poche. In Italia avremo cinquemila ragazzi e cinquemila ragazze che cantano bene, ma che abbiano personalità come Vasco Rossi, Adriano Celentano, Eros Ramazzotti o Claudio Baglioni non ce ne sono. E non è un problema generazionale. Una volta era totalmente diversa la società, i ragazzi a quindici anni cominciavano a suonare in cantina comprandosi gli strumenti a rate di nascosto dai genitori. Solo diventando un gruppo, un cantante o un autore famoso avevi la popolarità e guadagnavi. Si faceva la gavetta. Quando io suonavo nei Demoni o Lavezzi nei Camaleonti, i soldi che ci davano quando andavamo fuori città non bastavano per mangiare e pagare le cambiali degli strumenti, ma la gavetta, quella che ha fatto Fiorello nei vari villaggi, forma il carattere. I ragazzi oggi, tramite i talent show o i Sanremo truccati cui siamo abituati, da anni arrivano senza le spalle larghe della gavetta: arrivano e crollano. Se io tra la fine degli anni' 60 e l'inizio dei '70 volevo fare il cantante e trovavo qualcuno che aveva scritto una musica bellissima avevo l'imbarazzo della scelta: Mogol, Pallavicini, Calabrese, Testa, Bigazzi, Minellono, Salerno, Migliacci. Oggi un ragazzo che scrive una bella musica chi trova? Me e Mogol. Gli altri dove sono? Oggi credono che fare una canzone sia facile, così Giorgia si massacra a scrivere da sé i suoi brani. Una volta invece il grande gruppo, l'Equipe 84 o i Camaleonti, andavano da Mogol-Battisti o da Minellono-Balsamo, coppie di autori dai grandi successi. E poi c'era l'editore, i giovani andavano da lui e lui ne capiva. Ora vanno dalle multinazionali, che se ne fregano dell'Italia e hanno un piccolo gruppo mafioso di parolieri, e così si costruiscono non successi, ma canzoni che durano un mese: se le chiedo il titolo del brano che ha vinto Sanremo lei non lo sa! Non ci sono editori, produttori, parolieri, compositori, direttori artistici veri. Nel cinema è lo stesso. Dove sono Vittorio De Sica, Pietro Germi, Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Sophia Loren, Alberto Sordi? In tv dove è la nuova Raffaella Carrà o il nuovo Pippo Baudo? Sono stati capaci di distruggere, di far morire Mike Bongiorno triste e sconsolato, di mettere in pensione artisti come Peppino Di Capri o Gino Paoli, e hanno creato cloni che non valgono niente. Oggi ci sono buoni interpreti che cantano canzoni che non valgono e non succederà nulla. Sono duro ma è la verità.

Lavori in corso?
Sono consulente della Ferrero e mi occupo della situazione di noi autori, l'unica categoria senza welfare e pensione. Non siamo una casta, ma chi ha scritto belle canzoni senza fare evergreen ha problemi: di questo mi sto occupando in Siae, facendo il Robin Hood dei poveri. Con la mano sinistra ogni tanto scrivo una canzone: ma oggi un pezzo che vince Sanremo se fa diecimila euro in cinque anni è già tanto! Adesso si scarica da internet e all'estero le multinazionali fanno sparire tutto: non esiste più la professione, siamo pieni di gente che fa l'idraulico e a tempo perso scrive canzoni.

Info

 

Aggiungi commento

Se lo desiderate, potete commentare pubblicamente la notizia: evitate temi che non riguardano l'articolo, linguaggio non consono, turpiloquio e di offendere o diffamare chiunque.
Ci riserviamo di cancellare i commenti e di inibire l'accesso a coloro i quali non rispetteranno queste regole o inseriranno indirizzi e-mail di riferimento non reali. In ogni caso verrà rilevato l'indirizzo IP.


Codice di sicurezza
Aggiorna