Madonna a San Siro: il gusto dello scandalo
La serata di San Siro arriva a tre anni dall'ultima visita di Madonna. Tutto è pronto, Martin Solveig ha già scaldato gli animi, ma a quanto pare la regina del pop ha preso il vizio di farsi aspettare davvero un po' troppo. Sta di fatto che il pubblico di San Siro ha finito per spazientirsi. Un ritardo di quasi un'ora prima del boato che segna la pace definitiva. Madonna appare sul palco, in tuta nera aderente, frantumando i vetri della cattedrale che ha fatto da sfondo all'apertura dello show, sulle note di "Girl gone wild".
L'intesa non si rompe più, complice anche gli effetti davvero speciali di questo Mdna tour. Il concerto è una rappresentazione continua, le canzoni diventano disegni sullo sfondo, sugli schermi, sul corpo sempre in movimento di questa quasi 54enne che ringrazia gli italiani che "do it better" (lo sanno fare meglio).
Lo dice maliziosamente, seduta dondolando le gambe; e sorride, forse pensando a quando la stessa frase, stampata sulla t-shirt indossata nel celebre videoclip di "Papa dont' preach" del 1986, scandalizzava.
Ma il gusto dello scandalo non l'ha mai perso: la svastica disegnata sul volto di Marine Le Pen a Tel Aviv, il capezzolo mostrato a Istanbul, il lato B esposto a Roma. Milano si è dovuta accontentare dell'ordinaria amministrazione, se così si può dire.
Una scaletta altalenante tra passato e presente, tra pezzi dance e nuove interpretazioni. Ad applaudire l'artista a San Siro anche gli amici di sempre Dolce e Gabbana e Donatella Versace, in compagnia della figlia.




Ci riserviamo di cancellare i commenti e di inibire l'accesso a coloro i quali non rispetteranno queste regole o inseriranno indirizzi e-mail di riferimento non reali. In ogni caso verrà rilevato l'indirizzo IP.