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Venezia 68: eccezionale proiezione integrale di "The Clock", Leone d'Oro della 54a Biennale d'Arte

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli

Fin dalla conferenza stampa di presentazione della Biennale di Cinema, in luglio, Marco Müller tenne a sottolineare quanto nell'edizione 2011 sia individuabile una forte contaminazione con altre discipline, comunque già si affacciatasi al Lido negli ultimi anni, magari restando "confinata" nella sezione Orizzonti. Quest'anno invece due videoartisti nel concorso ufficiale (Gipi e Satrapi), ben sette in Orizzonti e Louise Veronica Ciccone, al secolo Madonna, fuori concorso. Senza dimenticarsi del percorso inverso, che ha già partorito il Leone d'Oro della 54a Biennale d'Arte, “The Clock”, dello statunitense Christian Marclay. Una videoinstallazione di 24 ore contenenti film di ogni epoca, in cui l'idea centrale è il tempo.
L'idea è sincronizzare la vita reale con la finzione cinematografica, attraverso il montaggio di spezzoni di film in cui compare un orologio, o che contengano in varia forma un riferimento all'orario. Il risultato è strabiliante, uno streaming infinito di immagini prese da centinaia di lungometraggi, per la maggior parte hollywoodiani, con raccordi gustosissimi: Gregory Peck chiede che ore sono e gli risponde Roger Moore, alla stessa ora, trenta anni più tardi.
Idea che sembra facile. O forse no. Di sicuro la sua messa in pratica ha un che di mastodontico. Il concetto di kolossal applicato al di fuori del cinema. Sono migliaia le ore di girato che Marclay, insieme ad un’équipe di otto persone, ha visionato per selezionare i 1440 minuti di durata del video.
Ventiquattr'ore ore che catalizzano chi guarda, scompongono il suo tempo al pari di quello che scorre sullo schermo, creando un'esperienza unica, dissociante, paradossale nel suo proiettarci fuori dalle ore e dai minuti che pure abbiamo davanti agli occhi in ogni fotogramma.
Ma anche esperienza poliedrica, che mette in difficoltà. Partendo dall'oggettiva impossibilità di essere vissuta in unicum dallo spettatore: chi può resistere 24 ore consecutive davanti ad uno schermo senza allontanarsi neanche un istante? E proprio lì risiede la sua devastante forza, nel metterci di fronte ad un compito irraggiungibile, quello di catturare un intero secolo di cinema con soli due occhi.
E poi. L'arte che si perpetua nell'arte, “The Clock” per sua stessa natura non potrà mai invecchiare. Marclay in questo sicuramente riesce ad afferrare quel concetto di eternità, inseguito dagli artisti di tutte le epoche.
Per arricchire il soggiorno veneziano dei cinefili, in alcuni giorni della Biennale di Cinema l'opera viene proiettata integralmente, non stop. Lo spettatore può gustarla su comodi divani, il limite è la propria resistenza fisica. Con l'unica pausa forzata stabilita alle 18, orario di chiusura dell'esposizione, quando veniamo guidati all'uscita da una cortese maschera, solo mezz'oretta, il tempo di svuotare la mostra ("questioni di sicurezza"). Creando un paradosso: nessuno potrà mai vedere quei trenta minuti, gustosissimi, in cui i vari maritini, da Cary Grant a Robert Mitchum, entrano nei loro salotti con la 24 ore nella destra, "sono a casa, cara". E qui sarebbe doveroso aprire una parentesi sul vero gap che la Biennale continua a soffrire con altri festival, pur di prestigio inferiore. Quello organizzativo. L'espediente di riempire ogni angolo di inservienti, sorridenti ed implumi, a cui rivolgersi per i ripetuti disservizi (la novità di quest'anno è la soppressione di una delle due proiezioni mattutine per gli accrediti, con il risultato che nell'unica rimasta si formano file chilometriche e sono in molti a restare fuori) serve solo a far andar in ansia i poveretti, che ad ogni domanda più approfondita sbarrano gli occhi e corrono a cercare un superiore qualsiasi che li tolga di impiccio. The Clock” è eccezionalmente in visione integrale, notte compresa, fino al 3 settembre alle Corderie dell'Arsenale, con un'ulteriore coda nei giorni di chiusura della Mostra del Cinema, venerdì 9 e sabato 10. Poi, bisognerà andarsene sempre alle 18, ma senza poter rientrare fino alla mattina dopo.

@il_trillo

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