[r] Paolo Hendel: il suo Molière arriva da uno "Stargate"

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Paolo HendelVent'anni di monologhi, cinque anni di assenza dal "Teatro Puccini" di Firenze: ce n'era comunque abbastanza per generare grande attesa per il ritorno di Paolo Hendel, ottimo Jacopo nel 2011 in "Amici miei – Come tutto ebbe inizio", e per questo suo cimentarsi con un gigante del teatro e con uno spettacolo a 360 gradi.
La situazione è presto detta. Molière (Paolo Hendel) viene catapultato dal suo rassicurante passato, con le sue pubbliche virtù e i vizi privati, in un (non solo) per lui sconvolgente presente. Un ingresso di galleria-sipario d'argento-improbabile ma suggestivo "Stargate" (quasi a simboleggiare un viaggio non solo nel tempo, ma anche attraverso le dimensioni del possibile teatrale), lo consegna a uno di quei terribili show della pessima televisione contemporanea. Titolo: Molière a sua insaputa.

Conduce le danze una presentatrice avvenente e schizzata, la brava Maria Pilar Pèrez Aspa, accompagnata, in più ruoli e trasformazioni, dai due validissimi Laura Pozone e Mauro Parrinello. Sembra una serata in suo onore, in realtà Molière incappa in uno di quei format tritatutto che lo ridicolizza e alla fine ne decreta una nuova morte.
Al centro, autentica protagonista della serata, è l'ipocrisia, che apre e chiude lo spettacolo: l'ipocrisia di una televisione popolata e, quel che è peggio, messa in scena da autentici mostri umani e professionali; l'ipocrisia del teatro di ieri e di oggi, con le sue accuse di plagio, gli scheletri nell'armadio, il buon viso a cattiva sorte nonostante il disturbo intestinale che accompagna Molière per l'intera unità di tempo della pièce e si manifesta anche in un'evidente flatulenza; l'ipocrisia di un terzo millennio luogo di "decenza", che è l'appellativo con cui il malcapitato autore parigino indica la toilette.
Paolo Hendel guarda avanti e gioca la carta della sfida a Molière. L'insieme è visivamente gradevole, ma non si può dire che la partita sia vinta. Diciamo che il match si chiude in parità. Il profumo è quello dello zero a zero, dello stallo creativo, di una condizione da recuperare. Certo, l'Hendel migliore di questa serata ci è parso quello della grande scheggia di follia del breve monologo/calembour sul catetere, che ci ha ricordato il folle comico di inizio carriera, l'estroso attore che nei primi anni '80 si faceva spaccare in testa le mele dall'amico David Riondino o che entrava come un ciclone nello schermo televisivo, bucandolo regolarmente: e abbiamo riso di gusto e ad alta voce. Tuttavia, il nostro fondato ottimismo e l'indubbio spessore del personaggio respingono l'idea dello stallo creativo che noi stessi abbiamo evocato. Hendel ha il merito di essersi messo in caccia: per respirare aria e parole nuove, per attingere a diverse visioni (e la resa scenica di questo Molière vagante nel cromaticamente pirotecnico tv-show è eccellente perché ferisce anima e sguardo), per scoprire che cosa c'è nella stanza accanto e in quella dopo ancora. Stanze comunque di poesia, quella poesia che quasi sempre si accende nella sua mimica e nelle sue repentine variazioni vocali.

Firenze. dal 29 novembre al 4 dicembre 2011
Teatro Puccini
, piazza Puccini
FIRENZE

Molière a sua insaputa
Da Molière
Progetto di Leo Muscato e Paolo Hendel
Drammaturgia e regia di Leo Muscato
Con Paolo Hendel, e con Maria Pilar Pèrez Aspa, Laura Pozone e Mauro Parrinello
Scene e costumi di Carla Ricotti. Luci di Alessandro Verazzi. Musiche originali di Alessandro Sironi.
Produzione Paolo Guerra per Agidi

Le date


 

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