[r] Leda Quendoz: Oltre i confini
La poesia è un linguaggio che nasce dal cuore. Fortunatamente esistono i poeti. Nel nostro mondo civilizzato, dove regna la confusione, ci sono ancora delle persone in grado di evadere dal quotidiano, dal transitorio, per porsi delle domande e udire attentamente in fondo alla loro anima quella che Bergson definisce "la melodia interrotta della nostra vita interiore". Interrotta, perché questo genere melodico, che dovrebbe vibrare concorde con il nostro cuore, non lo comprendiamo più.
Per i poeti, come per Leda Quendoz, però, la melodia non cessa mai. Loro, come lei, la intendono, la cantano e disputano la parte di mediatori tra noi e l'energia poetica originaria alla quale non riusciamo più ad avvicinarci. Leda Quendoz, con il suo libro di poesie Oltre i confini, illumina il nostro cammino, cambia il mondo reale, supera le nostre emozioni. Questa scrittrice dedita alla poesia rischiara le nostre gioie piene di confusione, le nostre malinconie nascoste, si rivela a noi stessi.
Un poeta non può essere un calunniatore e lei, come tutti i poeti, rimane integra e sincera, e ha l'animo teso alla musica del cuore. La Quendoz, con le sue poesie, manda a noi trutti un messaggio d'amore senza stravolgerlo. Noi uomini siamo stati tutti poeti prima dell'età della scuola, prima di avventurarci con lo studio del participio passato e delle regole grammaticali. E la facoltà di essere poeti la perdiamo nel momento in cui avviene il processo del nostro sviluppo intellettuale, della nostra facoltà intellettiva. Solo i poeti sono sottratti a questa severa legge. La poesia non deve rappresentare un'intransigente elucubrazione mentale.
Nella silloge, trentuno poesie, l'autrice compone versi che danno forma, sfogo, tratto, colore ai suoi sentimenti, che rivelano il più profondo riflesso della sua anima. Ci ritroviamo così intenti a leggere parole che parlano al nostro cuore, fluttuanti, morbide come onde. La poetessa scrive nelle strofe poetiche parole malinconiche e tristi, gioiose e piene di fiducia. E le parole vengono come dipinte da un pennello che lievemente delinea con dolcezza i sentimenti del cuore. E qui la scrittrice, in questi versi che sono vere opere poetiche, rivive il tempo passato, asciugando dolcemente una lacrima, e i suoi sentimenti trovano rifugio nella dignità e nella speranza di un amore inteso in senso universale. La Quendoz, nel cammino interiore della composizione delle sue poesie, scrive i versi meticolosamente, a volte con fatica, e con una scrittura che fa trapelare per certi aspetti la sua anima indecisa, intenta a vagare con la mente nei ricordi del tempo perduto. Nella poesia "Coriandoli" manifesta il suo sentimento al proprio amore, scavando nelle emozioni non assopite nel profondo della sua anima. Nei versi di "Ai piedi del faggio", descrive pensieri profondi, esistenziali, del proprio io, rifacendosi sempre ai ricordi del passato. I versi poetici terminano con una scrittura a tratti inquietante. In "Incantesimo" viene descritto il rimpianto della vita profondamente esasperato nel cuore dell'autrice. Con "Lunghe camminate tra cielo e terra!", in un percorso di introspezione profonda del proprio essere, la poetessa scandaglia i sentimenti del suo cuore, ponendosi al centro dell'universo, sognando un amore unico.
Claudia Camedda
Leda Quendoz ha pubbliacato altri libri di poesie:"Se un giorno", "Giochi proibiti", e "I sogni del vento". L'autrice anche di "Oltre i confini" nasce a Gressan (Aosta) dove vive. La poesia e la letteratura sono da sempre la sua passione. Fonda nel 1980 l'Associazione poeti valdostani e collabora per quattro anni al giornale "Le Soleil Valdôtain". Scrive per la rivista "Gargantua" dal 1988, per la quale cura la rubrica "Le secret de l'artzon". Inoltre fa parte dell'Instituto Universal Vida Italia Brasile, associazione no profit, istituita da Gioia Panozzo che ha come meta "la consapevolezza come via di guarigione".
Leda Quendoz: Oltre i confini.
2003, Edizioni Vida
75 pagine, 10 euro




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