Luisa Cattaneo in Balkan Burger di Stefano Massin, viaggio sanguinario in Bosnia

Una storia incredibile, quella di Razna. Nata in una delle tante comunità ebraiche rimaste illese dall’invasione turca, vedrà cambiare la sua vita con il ritmo di una ballata kletzmer. Perché le carte si ridanno di continuo, al tavolo da gioco dei balcani. Quindi Razna danza con Dio, comunque lo si chiami. Sullo sfondo di un’Hercegovna dove “se preghi Dio si girano in quattro”, cambierà quattro volte vita e religione. Con la leggerezza rassegnata della vittima sacrificale, Razna muore e rinasce di continuo, perché di continuo la storia cambia maschera e camuffa il viso. Tutto scorre, tutto si trasforma al gran bazar delle religioni slave: Roze diventa Razna, impara preghiere cattoliche e litanie ortodosse, lei, figlia di rabbino, frequenterà preti, monache, un iman e un Pope. Un racconto tutto da ascoltare, una galleria implacabile di personaggi e di situazioni, intrecciate fra loro con il filo conduttore di una macelleria titanica dove fra uomini e bestie non c’è poi gran differenza.

A metà del ‘900, la Bosnia aveva una situazione straordinariamente complessa: aveva subìto varie dominazioni che avevano fatto sì che all'interno di questo stato si ritrovassero serbi (ortodossi), croati (cattolici), musulmani e perfino una piccola comunità ebraica sefardita, reduce di quegli ebrei che dopo la reconquista spagnola dovettero abbandonare la Spagna e trovarono rifugio solo in Bosnia. In questa repubblica quindi trovavano posto almeno quattro religioni (cattolica, ortodossa, musulmana ed ebraica) e quattro alfabeti (latino, cirillico, arabo ed ebraico). Un miscuglio ricchissimo e assortito, dove le differenze fra culture e religioni finivano per stemperarsi e confondersi.
Sarà solo con l’avvento dei regimi totalitari europei che i conflitti inizieranno a farsi lancinanti. La creazione dello Stato filo-nazista croato diretto dal dittatore ustascia Ante Pavelic procederà a sterminare le comunità ebraiche (ma non solo: anche serbi e musulmani, per puro odio etnico) con micidiale precisione, come dimostrano le cronache sanguinarie dal lager di Jasenovac. La particolarità di questo campo-inferno sta nel suo essere sostanzialmente “benedetto” dalla chiesa nazionale croata, tanto che per alcuni mesi il campo fu perfino diretto da un frate di nome Miroslav Filipović-Majstorović. L’iconografia di Jasenovac abbonda di immagini dove i soldati posano in compagnia di sacerdoti e frati in abiti religiosi, a testimonianza di come di fatto la Soluzione Finale in versione croata fosse anche (e soprattutto) una questione di carattere confessionale.
Con l’avvento del comunismo (in Jugoslavia impersonato dal maresciallo Tito), venne in primo piano il conflitto fra serbi e croati. Sulla scacchiera balcanica, verrebbe da dire, lo scontro prese la forma di una contrapposizione frontale fra cattolici e ortodossi. Il mondo musulmano resta sullo sfondo, appartato, autonomo, circoscritto alla terra di Bosnia. Ma proprio questa separazione ne fomenterà le pulsioni indipendentiste, come dimostreranno – nella seconda metà del ‘900 – i numerosi pronunciamenti dei partiti islamici bosniaci.
Quando il collante dell’unità comunista verrà meno, i conflitti mai sopiti fra i gruppi saranno di fatto pronti a esplodere con inaudita potenza, lacerando in brandelli quel mosaico di popoli e tradizioni che per secoli era stata la Bosnia: un catalogo di umanità uguali e diverse, racchiuse nel più segreto cuore dell’Europa balcanica.

3, 4, 5, 10, 11, 12  maggio 2012, ore 21.15
Teatro Manzoni, via Mascagni 18
CALENZANO (FI)

Balkan burger: la storia di Razna che visse più volte
di Stefano Massini
con Luisa Cattaneo
musica composta ed eseguita dal vivo da Enrico Fink

Prima nazionale
Organizzato da Teatro delle Donne - Centro Nazionale di Drammaturgia / Officine della Cultura

 

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