Franchenstain in tour in Valle d'Aosta


11 marzo 2004, h.10.30 Théatre la Ville AOSTA
18 marzo 2004, h.10.30 Auditorium Ipr SAINT VINCENT (Aosta)
20 marzo 2004, h.10.30 Auditorium comunale NUS (Aosta)

Spettacoli per le scuole


Andrea Damarco
con
Andrea Damarco
regia
Lilliana Nelva Stellio




Testo e drammaturgia di Andrea Damarco
Luci e scenografia di Lilliana Nelva Stellio
Realizzazioni sceniche di Alessandro Damarco e Cesare Marguerettaz
Ricerca musicale di Andrea e Alessandro Damarco

L’atto di creare qualcosa che prende forma e vita dal buio apparente del presente diventa, non solo la trasposizione teatrale (e lo stravolgimento) del noto romanzo gotico, ma la riflessione svelata di un’esigenza (quella di dare vita e forma, di creare, appunto) che muove ed alimenta l’attore e il teatro.
L’attore - solo in scena - dà vita e forma ai protagonisti di questa storia con la stessa imprudenza e con lo stesso entusiasmo con cui Victor Frankenstein diede vita e forma alla sua creatura. Entrambi sono leggermente scostati - rispetto al mondo - ma tra di loro esiste una piccola differenza: il primo, frequenta l’effimero (il teatro, il presente), per indagare l’eterno (la vita); il secondo - la vita - se la fuma come tabacco in un incendio di ipotesi per sottrarsi all’effimero, al presente.

Franchenstain è un arlecchino ripugnante che non potrà mai levarsi la maschera e, tanto meno, quell’accozzaglia miserabile di pezze e toppe di cui è fatto perché, la sua, non è una farsa: è una tragedia. Franchenstain è un esule; è un mendicante (senza chitarra e senza fisarmonica) che si aggira disperato, ma risoluto, alla ricerca di una porta che si apra almeno un poco. Franchenstain è destinato a prendersi molte porte in faccia, visto che è nato ed è cresciuto in mezzo a correnti d’aria che sibilano attraverso spazi troppo protetti da porte blindate. Franchenstain è ciò che non avremmo dovuto permettere di lasciar fare, è tutte le volte che abbiamo fatto finta di non vedere.
Tuttavia, Franchenstain è nato; e nasce; e nascerà. Franchenstain è talmente innaturale che non potevamo lasciarcelo scappare! E’ il capolinea di un delirio collettivo che guarda alla vita come a qualcosa da sfidare e a cui opporsi. Franchenstain è la celebrazione di tutte le nostre insicurezze, ma è la dimostrazione che la Vita è disposta a tutto pur di vivere; è la constatazione di una profonda e generale miopia nei confronti della Vita stessa. Franchenstain non corrisponde - nelle forme - a ciò che noi ci ostiniamo a considerare Vita, però, Franchenstain è l’errore da cui si può ricominciare; è l’occasione per non commettere un altro errore. E’ l’Occasione - nel marasma - per dedicarsi al presente: senza rimorsi, senza rancori, senza paralisi e pessimismo senza sconfitte; né sensi di colpa!
Forse, anche Franchenstain ha qualcosa da dire sulla Vita; forse Franchenstain ha da dire qualcosa non qualcosa di nuovo (per la carità!), ma qualcosa di bello (evviva!), qualcosa di talmente semplice che abbiamo tutti dimenticato di considerare: «la vita è bella, e tutta da godere: anche in questo stupido corpo»
Franchenstain non si arrende mai! Piange, ride, ama e odia; desidera con tutte le sue forze. Franchenstain ci prova: fino a che batte il cuore: «No son nato como tuti quanti jaltri?! Che importa! Son nato, i vivo! Questo importa!»

Andrea Damarco

 

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